Mestiere di Babbo

Il mercoledì è durissima

Il mercoledì è durissima, altro che il lunedì.
Il mercoledì mattina la sveglia suona solo 10 minuti prima. Ma le cose da fare sono mille in più.
Il mercoledì mattina preparo un tè e un caffè. Poi saluto la mia signora che esce di casa prima di tutti.
Il mercoledì mattina alle 7.20 vado a svegliare la prole.
Concedo i 5 minuti di rito alla grande che ha il risveglio lento. Faccio il cretino per svegliare la piccola senza capricci. Ho un ricco repertorio di animali da risveglio, sapete? Se funziona subito tutto, partiamo col sorriso ed è già meno dura. Sennò si cambia animale o buffonata finché il sorriso non arriva. Ma tutto entro un minuto, perché il mercoledì mattina è durissima.
A questo punto la grande chiede altri 5 minuti. Nego fermamente e mi rimorchio in bagno la piccola.
Pipì, faccia, denti. Poi vestirsi e pettinarsi. Per pettinare la piccola, a volte mi faccio aiutare dalla grande.
Il mercoledì mattina sono un prode colazioniere, che scalda il latte, distribuisce yogurt, imbocca l’una e detta i tempi all’altra. 
Il mercoledì mattina sono il cerbero che libera la prole dai vizi nonneschi: nel senso che la tv al mattino non si accende. E guai a chi arriva a tavola col Nintendo. Persino davanti a un libro devo sforzarmi di essere rigido (e faccio una fatica che non vi dico), ma solo perché il mercoledì è durissima e se non facciamo tutto a tempo, sforiamo.
Intanto la grande si veste. E poi si pettina. E se c’è tempo legge.
Intanto la piccola chiede come mai io non le do i marshmallow a colazione (vedi sopra alla voce cerbero).
Il mercoledì mattina a volte stiamo per uscire e mi accorgo che non mi sono vestito io. Rimedio in un attimo.
Il mercoledì mattina faccio tutto io e le accompagno a scuola entrambe. La scuola è vicina e la macchina è vietata. Anche perché non c’è, l’ha presa la mamma.
Il mercoledì mattina io ogni tanto perdo anche la pazienza. Perché è durissima. Provatevi voi a discutere con queste due di una scarpa troppo stretta o di un abbinamento cromatico sbagliato (che per altro non avete scelto voi). 
Il mercoledì mattina si esce noi tre come un piccolo ordinato plotone. La grande spinge il passeggino con dentro la piccola, io spingo la mia bici. Dopo 10 minuti siamo alle elementari. La grande, che già a questo punto è completamente spettinata, mi saluta in pubblico con la sufficienza schifata dei pre adolescenti. vagamente malinconico, la guardo attraversare e poi procedo, di buon passo, verso l’asilo. Zainetto in spalla, il passeggino in una mano, la bicicletta nell’altra. Questione di polso e coordinazione. Non è lunga, saranno altri 500 metri. Quella volta con la neve sembravano 5 km. 
Il mercoledì mattina alle 8.30 entro all’asilo. Metto la croce sul foglio refezione. Guardo il cartello del menu. A volte lo fotografo per rispondere poi alla domanda (Hai guardato vero cosa c’era per pranzo all’asilo?). Via la giacca alla piccola e ci salutiamo. Nessuna sufficienza schifata qui, mi godo baci e abbracci.
Consegno la piccola alle maestre. La guardo mescolarsi con gli altri. Cerco di immaginare cosa si dicano tra loro. Poi le maestre iniziano a fissarmi (vada vada, ci pensiamo noi, vada, cosa resta lì impalato?).
Il mercoledì mattina esco dall’asilo, monto in bici e pedalo verso la stazione. Se ho fortuna coi semafori, prendo l’8.39 in ritardo. Poi le ragazze le rivedo la sera. O a volte il giorno dopo. Che è giovedì. Ed è tutto molto più facile
Il mercoledì mattina infatti è durissima.
Ma io vorrei una settimana fatta solo di mercoledì. 

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