E’ ormai un mese che rimando un post sullo spettacolo bellissimo di Gek Tessaro visto a settembre Pavia. E intanto che rimando arriva ottobre, riaprono le scuole, cadono le foglie e ripartono le iniziative di teatri e biblioteche. Ecco qualche news senza nessuna pretesa di completezza.
- In Scena Veritas – ISV, Travacò Siccomario
Del Teatro Argini qui siamo sostenitori “storici”. Alice la settenne andrà anche quest’anno al corso di teatro bimbi. (Io forse prima o poi riuscirò a trovare il tempo per scrivere o musicare uno spettacolo con loro?) Da due anni vado in giro a dire che i ragazzi di Teatro Argini lavorano bene e con passione e sono contentissimo che quest’anno abbiano un sacco di nuovi iscritti ai corsi (bimbi, adolescenti, adulti). Qui c’è il programma della rassegna di teatro ragazzi Piccoli Argini.
- Biblioteca Paternicò Prini – Ottobre piovono libri
Alla Biblioteca ragazzi è tempo di laboratori di narrazione e illustrazione, tra Storie per ridere, Storie da pazzi e anche la novità del kamishibai, il teatrino giapponese. Qui il programma.
- Teatro Mastroianni, S. Martino Siccomario
Qui non sono mai stato ma il programma è interessante e quest’anno ci si fa un salto sicuro. Programma di Una domenica da favola.
- A Milano, tra mille cose che accadono e che non posso ovviamente seguire, credo che quest’anno non ci perderemo Vietato non toccare alla Triennale.
- Intanto il Comune di Pavia evidentemente dorme. E mica si sogna di rimettere in piedi la vecchia rassegna di teatro cinema ragazzi eh. Sì quella per la quale un anno fa qui si alzava la voce. “Lei ha scatenato un’immotivata sassaiola di email sulla mia casella” disse un assessore che ora per fortuna si occupa d’altro.
Ok, ma non divaghiamo. Rocordatemi che videvo dire di Gek Tessaro. E poi di Segni d’infanzia che è tra un mese e mezzo, a Mantova. E sembra ieri che l’abbiamo scoperta.
La settenne torna dal primo giorno di seconda elementare.
- Ti faccio un gioco, scegli un numero – e tra le mani a coppa costudisce una specie di fiore di carta con dei numeri scritti sui petali. Alle sue spalle Lady Burp alza sei dita. Io eseguo.
- Ahem… scelgo il 6.
Alice apre il petalo e legge.
- 6, sei ghei! Lo-sai-cosa-vuol-dire? – Lo dice tutto d’un fiato, perché la domanda in qualche modo viaggia allegata alla rima.
Sul petalo, intanto, noto che c’è scritto proprio “ghei”.
- No, non lo so, dimmelo tu!
- Vuol dire che sei innamorato di un uomo!
Penso che siamo stati fortunati e che poteva andare molto peggio. Che ti hanno detto la parola “ghei” e te l’hanno spiegata con l’amore. Mi auguro che tutto ciò sia di buon auspicio per tutti i discorsi e le parole e le spiegazioni non facili che man mano verranno.
Ai tempi della mia seconda elementare, tra maschietti la parola in questione era culattone. E non ho mai capito perché il numero “infamante” fosse il 16, che si disegnava sui banchi e dietro le sedie.
(Premessa: le vacanze sono terminate da 15 giorni ma continuare a postare dal taccuino mi pare un buon espediente per allungarne il benefico alone).
Nell’estate tra la prima e la seconda elementare Alice ha letto dieci libri.
Il doppio di quelli che legge mediamente un calciatore in una vita.
Ed esattamente nove in più di Antonio Cassano.
Oggi Alice ha preteso di andare al centro estivo da sola. Sono non più di 600 metri. Ma c’è un grosso incrocio con semaforo e 3 stradine da attravesare.
La vegliavo in bici sull’altro marciapiede da una cinquantina di metri, con la diligenza materna di un cacciabombardiere.
Difficilmente potrò farlo ancora a lungo. Vegliare, intendo.
Questa non c’entra col Trentino, ma con la vacanza sì perchè ogni estate nasce una parola che fa ridere. L’ultima era Ogigia, isola omerica e parola tremendamente buffa, da pronunciare rigorosamente con la bocca a culo di gallina.
Quest’anno la parola è “dindolone”. E i riferimenti sono molto meno colti e assai più terreni e quotidiani.
Vedendomi uscire dalla doccia, Viola, dal basso dei suoi 20 mesi, si è informata. “E petto pi cosèè?”
Io ho dovuto improvvisare un neologismo. È uscito quello: “E’ il dindolone!”.
Una parola giocosa, ma di carattere, non priva di una sua oscillazione poetica, tra il basculante e il musicale. Una versione meno sguaiata di batacchio, più giocosa di pene, meno volatile di uccello, meno equivoca di pisello. Signori Accademici della Crusca, mi auguro che prima o poi lo prendiate in considerazione.
Terminata la settimana al mare con nonna e bimbe ecco cosa è rimasto appiccicato sulla mia agendina.
1. Un mercoledì qualunque le ho portate in spiaggia entrambe. Ero l’unico babbo con prole in una spiaggia tutta di brave mamme con prole. Senza troppo dare nell’occhio, ho cercato di copiare qualche trucchetto e un minimo di logistica. In ogni caso, al termine della mattinata ero esausto. Pensavo che per riposarmi ci sarebbe voluta un’intera settimana di lavoro.
2. Sfogliando Vanity Fair guardiamo le foto di Michael Jackson. “Papi guarda: ha anche lui l’ombelico al contrario”. Ebbene sì, ho il monigolo retroverso. Non sapevo che pure Jacko. Chissà se per averlo come il mio ha dovuto fare qualche intervento, poraccio.
3. “Papi ma perché la figlia di Michael Jackson che ha appena parlato era così… tutta bianca? Non doveva essere… marrone chiaro? Papi? Papi… va bene me lo dici quando hai finito di piangere.”
4. “…si chiamava Jacopo il bambino sulla boa, quello che non stava mai zitto. Jacopo come Jacopo Sarno. Non lo sai, papi, chi è? È una star di Disney Channel. Fa il giudice in un programma tipo di musica, che ci sono i solisti contro i gruppi… poi invita i suoi amici a casa e gli fa vedere la sua stanza… è uno che suona tante cose eh… il piano, la chitarra, un po’ tutto. Un po’ tipo te. Però lui è bello.”
5. “Papi, ma quelli che hanno l’erre moscia, pensano anche con l’erre moscia?”
6. “Papi sei stato proprio scemo a buttare la nostra palla in mare così lontano, troppo lontano perché ora l’onda se la porta via e non torna più. (…) Sì papi se vuoi abbasso la voce perché mi sentono tutti, però tanto tu sei stato uno scemo lo stesso.”
7. In due giorni Alice si è divorata le avventure di Capitan Mutanda. Ma il vero personaggi protagonista di questo scorcio di estate è il Visconte Medardo di Terralba, dimezzato da Calvino, di cui le ho narrato le gesta, tacendone solo alcuni passaggi. Non le ho detto, per esempio, che stavolta rileggendo il libro sognavo di essere uno dei lebbrosi di Pratofungo. Che nella vita non facevano altro che sbevazzare, suonare e fornicare. In totale, invidiabile e contagiosa leggerezza.
Mentre stiamo andando al mare, la voce di Alice dal sedile dietro.
- Papà perfavore puoi abbassare un po’ la musica?
- Sì, certo perché? Non ti piace?
- Sto provando ad annoiarmi.
- …
Due anni abbondanti dopo aver dato il primo meraviglioso due di picche disegnato, Alice la settenne riceve la prima dichiarazione.
- Io e Massis stavamo sul lettino della spiaggia era fuori c’era tutta una catastrofe che avevo fatto io ma bellissima e lui a un certo punto mi che detto che mi ama. Mi ha detto proprio ti amo.
- E tu?
- E io gli ho detto “No no dimmi la verità”
- Ah
- E allora lui ha detto che è vero e allora io ho chiamato la mamma.
- Al telefono?
- No, la sua, la mamma di Massis e gliel’ho detto.
- E lei?
- E lei ha detto chebbello chebbello.
Non so se da voi per caso si festeggi il compeanno di chi è già defunto, ecco qui no.
No, mai.
Fino all’altro giorno mai.
Tutta colpa di Alice la settenne: “vabbè ma se anche il nonno non c’è più, se la nonna fa la torta io ci metto una candelina sopra, possiamo soffiare tutti insieme e lui sarà contento”.
E non è una bimba tanto golosa da averlo detto solo per la torta.
E così è stato. Tranquilla festicciola per l’assente, valorizzata da proiezioni di rarissimi filmini di famiglia strappati dal sottoscritto a un cassetto di mammà e strappati all’oblio tecnologico da un bravo fotografo. Sui filmini però, e in particolare sulla musica, ci fo un post a parte.
Soffiata la torta, accompagno Alice a giocare in cortile e chiudendo la porta la sento allontanarsi con Teresa.
“Tete, ma lo sai che adesso abbiamo appena fatto la festa di compleanno di mio nonno che è già morto?”
Quando la maestra Filomena mi ha detto che era la settimana della lettura e che cercava un genitore al giorno per leggere una storia in classe, mi ci sono infilato di getto. Poi in realtà non è stato facile scegliere. Ho anche chiesto aiuto su FF e ho avuto un sacco di stimoli e di proposte. Il difficile era scegliere qualcosa che andasse bene per tutta la classe, per la maestra e… anche per Alice. Che ovviamente premeva perché scrivessi qualcosa apposta. “Papi… qualcosa tipo Harry Potter…” Ah, certo hai detto poco… Insomma io ci tengo a queste cose qui, perché mi divertono un mondo. Dopo aver a lungo scelto il pirmo capitolo di Cion Cion Blu di Pinin Carpi, alla fine un Pollicino riscritto da Roberto Denti l’ha avuta vinta. Perché mi dava modo di sorprenderli con una storia un po’ diversa da quella che conoscono. E perché su questo terreno fertile potevo sganciare il germe del gioco: pigli una storia che (non) ti piace e la cambi. Il libro di Denti a questo proposito è perfetto. Tanto che Filomena nel pomeriggio ha letto in classe le altre tre storie. Vi dico solo che quando Cappuccetto Rosso arriva dalla Nonna c’è un party di nozze perché la Nonna stessa si sta sposando con un Principe Azzurro di passaggio. E che Cenerentola quando calzata perfettamente la scarpina si sente chiedere la mano risponde: “Mah… ora non è che perché tu sei il principe io devo sposare te ecco… pensavo… prima conosciamoci…”. (E tre righe sotto però sposa il giardiniere, Maurizio, tiè al principe).
Nel Pollicino che ho letto c’era qualche variazione e qualche altra è venuta da sé.
Avete presente un Orco che mentre cammina nel bosco a passi giganteschi, con gli stivali delle sette leghe che rimbombano sul pavimento della 1a B, avete presente ecco cosa può succedere se quest’Orco a un certo punto… pesta una merda?