Archive for the ‘Scritture miste’ Category

Filed Under (Ascolti/Musica, Scritture miste) by zio burp on Febbraio-23-2007

Ultimamente mi è capitato di rimettere ordine il mio cv. E ci ho preso gusto e appena ho aperto su MySpace, ne ho messo uno “musicale” anche lì. Ora anche qui.

Dalla pianola al tunnel alla pantofola
“Erano i profondi anni ‘70 quando il mio babbo vendette la sua casacca per comprarmi una pianola Bontempi. Arancione.
E poi mi mandò a scuola di musica. Classica.
Ci misi solo pochi anni a capire che mi piaceva di più il Paese dei Balocchi. Da cui si aveva libero accesso ai tre ben noti tunnel: Sesso, Droga e R&R, un paio dei quali frequento tuttora. Il mio Paese dei Balocchi è stato a lungo l’universo pop-rock (il MOD740 è stata la mia band per un decennio). Dagli anni ‘90 mi sono un po’ imborghesito, ho messo su pancia, indosso pantofole kazake e prediligo le sfide del jazz e della musica improvvisata.

Attualmente i miei progetti attivi sono quattro.

- 1. Burp Quintet: quintetto con ritmica più sax e tromba, attivo soprattutto nel Ponente ligure. Repertorio di standard e brani propri, più qualche rivisitazione.

- 2. BluesForCe Cinestesia: formazione aperta nata a SpazioMusica di Pavia per rianimare le musiche di vecchi film muti. Una volta al mese il martedì. New soundtracks / ancient movies. Altre info qui

- 3. Duo acustico piano+voce di soul jazz & standard con la cantante Luana Pasi.

- 4. Uku-Kazoo Lele & his Magic Virtual Arkestra, featuring Guiboss (duo con kazoo e ukulele), ideale per i vostri eventi: matrimoni, cresime e comunioni, estreme unzioni, iniziazioni e Dico.

Sempre con gli amici di SpazioMusica, sto producendo un podcast - SpazioMusiCast - di cui sono autore e conduttore.



Filed Under (Mestiere di Babbo, Scritture miste) by zio burp on Gennaio-11-2007

Leggi qui, aiuto!
Il mio “racconto stregato” è stato testato con ottimi risultati su alcuni bimbi lettori
. Ieri ho ricevuto questa mail (di una mamma che personalmente non conosco ma che legge il blog), che per me è una grandissima, bellissima soddisfazione.
Sia perché è accaduto esattamente quel che speravo accadesse, sia perché in fondo vi si dimostra di nuovo che “le favole sono vere”
.
Col consenso di Sabrina, imbrodandomi - i know - di giuggiole, ecco la sua mail.

ciao zio, dopo averti richiesto il racconto stregato per email (grazie!) e naturalmente dopo averlo letto (geniale!) ho fatto l’esperimento che mi hai chiesto. L’ho fatto “casualmente” trovare a mia figlia Alice, anni 11. Gliel’ho lasciato sul tappeto della sua camera e quando mi ha chiesto cos’era , con la faccia di tolla che in alcune occasioni mi contraddistingue, ho fatto spallucce ed asserito di non averlo mai visto in vita mia.
dopo di che me ne sono andata tranquillamente a farmi la doccia, dopo due minuti Alice mi fa da dietro la porta “ehi, ma fa paura sto racconto” e io “perchè?” e lei “mah….”
dopo 10 minuti Alice entra in bagno con la faccia bianca come se avesse visto un fantasma (eh) mi tende il racconto e mi fa con un fil di voce “leggi” ed esce velocemente.
dopo altri 10 minuti esco dal bagno e la trovo seduta sul mio letto, immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto, la faccia ancor più bianca di prima, mi guarda con due occhi che le mangiano quasi tutta la faccia e mi fa “l’hai letto?” - “si si” - “ma tutto fino in fondo?” io le dico di si, allora sgrana ancor di più gli occhi (e si che non sembrava possibile) “ma fino alla fine?” … zio, non ce l’ho più fatta: sono scoppiata a ridere, le ho spiegato il mio “scherzo” e poi le ho chiesto se si era spaventata davvero, e lei “si, sembrava tutto vero, ero qui che aspettavo che succedesse e mi guardavo sperando che non succedesse” poverina, era parecchio terrorizzata!!!
poi le ho spiegato che l’avevi scritto tu, quello che aveva scritto anche “i due piedini”, e che era stato in gara per un concorso, allora Alice mi fa “e ha vinto?” - “no, non ha vinto” - e lei “per forza! i giudici non avranno avuto coraggio di leggerlo fino in fondo!”
ah, beata innocenza da undicenne!
ciao, grazie ancora, se ne scrvi altri noi li leggiamo
Sabrina

UPDATE: dato che a distanza di giorni mi rendo conto che manca chiarezza su una cosa, la specifico meglio: il racconto non è pubblicato su questo blog. Ma è disponibile. Ve lo spedisco io se me lo chiedete in mail. Tutto chiaro ora?



Filed Under (Leggere/Scrivere, Scritture miste) by zio burp on Dicembre-6-2006


Cronaca veraC’era un tempo in cui, partiti per la vacanza, con amigos o con fidanza (poi legittima lady), al primo autogrill si comprava Cronaca Vera da leggere ad alta voce in viaggio. Cronaca Vera era un imperdibile campionario di tragiche storie della provincia profonda, spesso efferati delitti, spesso strampalate bufale o truffe ordite da maghi. Era un giornale realmente popular: in bianco e nero ma con tanto rossosangue, infarcito di luoghi comuni e di tanta buona morale familiar-catto-patriottarda-qualunquista.
Ebbene sono passati 20 anni e rotti e Cronaca Vera è ancora lì, uguale a sempre. È stato bellissimo ricomprarlo e sfogliarlo. C’è ancora persino la mitica rubrica I misteri del sesso, firmata dal dott. R. dell’Alba.

Perché l’ho riletto dite? Perché proprio allo “stile Cronaca Vera”, il collettivo Soda ha dedicato il proprio terzo speciale, Cronache Verissime. Il mio articolo si chiama “Oggi ti suono io. Per sempre” e sta a p. 14.
Il servizio fotografico è stato organizzato con mia figlia, molto incuriosita dal fatto che volessi fotografare alcuni suoi giochi. E ovviamente tenuta all’oscuro dei risvolti tragici della vicenda e del fatto che il suo pinguino fosse un assassino. E forse anche Barbie.

Qui al volo wiki e anche una tesina che poi mi leggo.



Filed Under (Leggere/Scrivere, Scritture miste) by zio burp on Ottobre-6-2006

Mi sento un sacco pfieseze ora. Avrei proprio voglia di un menggoceng.
Ma se poi ti incontro, non è detto che abbia la forza di dirti la verità. Potrei achaplinarmi e via, col mio mata ego, di corsa fino al pack e anche oltre per un’improvvisa voglia di curglaff.
Ebbene sappi che non sono un kibitzer, ma un ilunga, quindi non c’è due senza tre, uomo avvisato, mi son spiegato.
A volte è vero faccio il kophuia, altre sono un fucha, ma credimi: il mio desiderio è diventare in tutto e per tutto un linti.
Ho avuto momenti di litost e anche di mukamuka.
E ho nostalgia delle nostre lughe sfide a plimpplamppletteren.
Sto curando la mia latah e cerco qualcuno con cui fare areodjarekput.

Potete credermi pazzo, tirare a indovinare, usare google, comprare Quark in edicola o il libro di Boinot di cui parlammo qui.



Filed Under (Scritture miste) by zio burp on Settembre-29-2006

A funghi
Fungo rossoCammina veloce, zioaramis nel bosco. Ha quasi settantanni e sei mesi fa gli si è quasi fermato il cuore.
Annaspo alle sue spalle. I funghi ci sfuggono. Ha gli stessi occhiali, zioaramis, che aveva nel ’78. Montatura pesante tipo tartaruga. Ha molte più rughe del ‘78. Aristotele Onassis, ecco a chi somiglia.
È scoglionato forte zioaramis. Due ore, quasi mezzo cestino, nemmeno un porcino. A me sembrano tanti. Ma li ha trovati tutti lui.
Finferli, finferle, rossignoli, cioni, mazze da tamburo, brise, trombette da morto, boleto così, boleto cosà, funghi della nebbia, la vescia, la loffa, la ciata de l’ors. Una manciata di nomi e di suoni che ritornano dall’oblio. Sono 25 anni che non vado per funghi.
Ogni tanto lo perdo zioaramis. Cristosanto e ora? Fischio e rifischio. Poi caccio un urlo. Cercando la giusta modulazione per dire in un paio di sillabe il seguente articolato messaggio “Cioè… zio, io son qui e tu? Non mi sono perso eh. Non ho paura. Voglio solo sapere dove sei per evitare che accada che ci perdiamo. Tu dove sei? Dove cazzo sei?” Esce un urletto strozzato. Lo ripeto con più volume. Lui risponde da su, più lontano. Perfetto. In fondo siamo animali. Scimmie. Ci capiamo al volo a distanza, nel bosco. Quark.

Ok, ora devo trovare un cazzo di fungo, devo. Mi concentro. Scendo nell’ade a trovare gli antenati appenninici. So che su nel piacentino, tra Bettola e Rigolo avevo uno zio Olmo. Uno con un nome così, i funghi gli saltano addosso, gli crescono sulle caviglie. Ma nulla. Allora penso al babbo che con zioaramis a funghi competeva. Sempre perdendo, però, in qualità e quantità. E che è lui, il babbo, - lo capisco solo ora - il motivo per cui sono qui ora, a scarpinare sopra una montagna, inseguendo l’uomo-stambecco con la faccia di tartaruga.

Alè, lo trovo. È uno stecchino d’oro o uno stecco del pino, non ricordo più nemmeno il nome. Quando lo arraffo è molto più grosso di come pareva da fuori. Lo alzo contro il cielo per vederne il profilo. In fondo si vede il lago, ma quanto siamo in alto?
Isso il fungo al cielo mormorando “Kunta. Kunta Kinte”. Penso che stasera tagliatelle e poi sento il vocione vicinissimo alle mie spalle.
“Cazzo fai, ti sei perso?”



Filed Under (Leggere/Scrivere, Scritture miste) by zio burp on Luglio-19-2006

Segue da qui, leggi il primo pezzo altrimenti non capisci una mazza, grazie.

Kalashio aveva i capelli bruciacchiati, sangue sulla corazza e portava una borsa frigo da picnic.
Marcesco teneva in mano una lattina metallica anonima, senza etichetta.
Giolenno si presentò a corte con la vecchia spada arruginita del nonno, che aveva combattuto le truppe uncinate.

Re Fiutone si avvicinò e Kalashio aprì la scatola. Dentro ci stava il cuore del drago strabico che faceva ridere i bambini al circo di Ulavannàm, dall’altra parte del mondo.
- Il cuore di un drago è fatto di carne ma odora di zolfo - disse Kalashio.
- Nelle borse frigo ci vuole il ghiaccio, stolto – replicò il re sollevando un brandello di cuore secco. - Consegnatelo al boia - aggiunse passando oltre.

- Sire, - esordì Marcesco - in questa lattina vi è un odore che mai avete conosciuto. Questo è il respiro con cui una madre ha perdonato l’assassino di suo figlio, appena prima che lo giustiziassero. - Strappò la linguetta e porse la lattina al re. - Si chiama pietà, la conoscete forse? -
Il re, incuriosito, annusò a fondo e assaporò l’aroma ad occhi chiusi.
- Sbagli, cavaliere. Gli odori non mentono mai quanto gli uomini. Quella madre tramava con l’assassino per far uccidere il figlio e poi fuggire con lui. Questo odore è l’inganno, è il tradimento. Dunque lo conosco, dunque anche tu, al boia. -
E così dicendo arrivò davanti all’ultimo cavaliere.

Giolenno sfoderò la spada e la tese verso il re.
- Orsù sire, saziate le vostre nari sul filo dell’antico metallo.
- È una fiaba moderna, cavaliere, potete parlare come mangiate - rise il re. - E perché poi dovrei abbassarmi a tanto? Si tratta solo di una vecchia spada arrugginita.
- Padre - intervenne Clevania - le tradizioni vanno onorate, i patti rispettati. È un insegnamento che mi avete impartito spesso.
Il re sbuffando si chinò. Quando posò il naso sul ferro, il braccio di Giolenno fu rapido e tutta la lama affondò dentro il collo del sovrano.
Subito le guardie furono addosso al cavaliere e lo presero per le braccia.
Il re, chino sulle ginocchia, sputava sangue e tossiva bestemmie.
- Che cosa sentite maestà? Ditelo avanti! Ditelo forte ora! - urlò Giolenno divincolandosi, mentre le guardie lo portavano via.
Il re alzò un braccio per fermarle.
- Lasciatelo. Lui ha vinto - la sua voce era liquida - Questo odore è nuovo per me. È l’odore… della mia morte - concluse in un rantolo prima di cadere in una pozza scura che odorava di vecchi sigari e topi.
Clevania sorrise. Giolenno la strinse a sé. Marcesco, appena libero, corse a congratularsi con i due giovani e poi tornò in biblioteca.
E tutti vissero felici e contenti.
Già, tutti meno i bambini del circo di Ulavannàm.



Filed Under (Scritture miste) by zio burp on Luglio-17-2006

C’era una volta un re vecchio e malvagio che aveva una figlia giovane e bella. Il re aveva un nome nobile, un nome da re, ma tutti lo chiamavano solo Re Fiutone. Egli aveva infatti un prezioso dono di natura, sviluppato con l’esercizio e l’allenamento: sapeva distinguere con assoluta precisione puzze e profumi, aromi e odori.
Da giovane aveva sfidato e vinto in tenzoni olfattive i profumieri di Fraglandia e gli speziali di Urganza. E dicevano le leggende che con il passare degli anni, il naso del Re Fiutone si era così affinato da riconoscere persino gli odori delle cose senza odore: i pensieri, i sentimenti. Ma queste erano solo leggende. La verità era che quel sovrano si vantava di conoscere ogni odore presente sulla terra.

Un giorno sua figlia, la principessa Clevania, cominciò a dar segni di impazienza e infelicità.
- Figlia, che è questo puzzo?
- Padre, i fiori sbocciano, è la mia primavera. Desidero un marito.
- E sia. Faremo un torneo.
- Ma padre… c’è già un cavaliere che mi garba assai e…
- Come osi? Rinneghi le tradizioni? Dimentichi forse che siamo in una fiaba?
Clevania pianse lacrime profumate di muschio e di ortensie.

Tre cavalieri si presentarono al torneo: Kalashio, che era forte come quattro tori ma arguto quanto un quarto di bue; Marcesco, gran parlatore, polemista e filosofo; e infine Giolenno, pacifista e sognatore.
Il re lesse il bando del torneo: avrebbe avuto in sposa Clevania, chi nel volgere di un mese, avesse offerto al suo sovrano un nuovo odore che le nobili narici mai avevano conosciuto. Chi avesse fallito sarebbe stato consegnato al boia.
Kalashio non ci pensò neppure un attimo: prese il lanciafiamme, saltò sulla moto e sparì sgommando verso le montagne della luna.
Marcesco sorrise e se ne tornò placido in biblioteca.
Giolenno si chiuse in camera sua a pensare, suonare il flauto e scambiare sms con Clevania, da cui era assai riamato.
Il mese passò rapido e i cavalieri si ripresentarono a corte.

(Segue?)



Filed Under (Scritture miste, Varie/Eventuali) by zio burp on Aprile-27-2006

Premesso che il lavoro in un call center non è proprio il mestiere dei sogni. Anzi è più un lavoro diciamolo di merda. Il fatto è che sarei anche stufo di ricevere sempre 2 o 3 telefonate a sera e sempre all’ora di cena. Normalmente se sei gentile, ti ascolto e insomma ti tratto bene. Ma se sei maleducato no. Intendiamoci: se non mi dici subito per benino chi sei e non mi chiedi se gentilmente puoi rubarmi 5 minuti, per me vira già sul maleducato. Ma forse non tanto tu, oh operatore precario, quanto soprattutto chi ti ha scritto questa telefonata. Mi rompi i maroni, ok, ma prima per favore ti qualifichi, mi dici di che si tratta, grazie.
Ecco, sono andato fuori tema. Io volevo dirti, oh operatore, che da oggi farò uso di alcune scuse-risposte più elaborate, tipo le seguenti.

Guardi, è arrivato poco fa mio cognato che è cinese e stiamo finendo di bollire i bambini per concimare il ficus. È una cosa delicata, non posso darle retta ora…

Le passo mia figlia che le canta una canzone sulla cacca.

Un momento scusi, sia gentile. La metto un attimo in attesa. (Dire click e iniziare a fischiare o canticchiare una melodia.) Sì diceva? Certo certo sì. Ah. Aspetti sia gentile la rimetto in attesa. (Idem. Proseguire ad libitum).

Veramente sto cenando, le va di sedersi con noi? Vuole un piatto di minestra? La metto in viva voce ecco. Ragaaazzi, salutate Mirko di Telequalcosa.

Sì. Sono io che uso il telefono. Ma non più. Ho appena dato il topicida a tutti e stavo andando alla polizia. Immagino che questo numero verrà staccato. Addio.

Senta, proprio ora ho una tentazione suicida. Cosa mi consiglia? Le va se ne parliamo un po’ insieme?

Guardi, non ora. Sto guardando in anteprima la finale dei mondiali 2006.

Guardi, sinceramente io… lavoro per la … (inserire qui il nome del principale concorrente dell’azienda che vi chiama), arrivederci e grazie.

Ma lei lo sa chi sono io? Io sono country manager di … (inserire qui il nome dell’azienda che vi sta chiamando), ma chi è che vi dà gli elenchi non filtrati, ma mi faccia il piacere… mi passi il suo responsabile per cortesia…

Pronto? Co-co-co come? So-so-so-sono io che che u-u-utilizzo il te-te-te-telefono, mi di-di-dica…

Sì, ma sempre lavoro comprare vendere… uffa che noia parliamo d’altro. Signorina, perché piuttosto non mi dice cosa indossa in questo momento…

Veramente… oh senta… mia moglie mi sta praticando oh una signora fellatio mentre io declamo alcuni passi dell’ultimo libro di Jenna Jameson… capisce che non è il momento…

Telefono? Di che si tratta? Non abbiamo nessun telefono noi.

Sì, certo ora le passo il mio compagno che di queste cose si occupa lui. (Cambiare voce e tentare di sedurlo/a).

Senta non ora. Sono sul balcone e in mutande. Trombavo la signora ed è rientrato il marito. Capisce che non è proprio il momento…

Più in generale, alla domanda introduttiva “lei è il signor Pincopalla?” risponderò precauzionalmente “Dipende…”



Filed Under (Scritture miste) by zio burp on Aprile-21-2006

utile riciclo
La 500 azzurra

Un mese fa scrissi:
“Caro Giudizio Universale, visto che chiedi recensioni della Fiat 500, ti mando questo pizzino.

Mumble.

Però sai cosa ti dico? Che non è nemmeno lontanamente una recensione questa qua che mi è uscita. Concordi? Già.
Quindi sai che fo? Io te lo mando comunque. Ma siccome qui non si butta nulla, il mese prossimo lo metto sul blog.
Grazie, saluti.”

Ecco, appunto, sul blog.

 

500La 500 azzurra era una meraviglia. Era estate, si partiva per il mare e nulla poteva andar meglio.
Era la metà degli ani ’70 e quella 500 aveva già il doppio dei miei anni. Doveva essere del ’62. Non conoscevo niente che fosse del ’62. Solo un disco dei Beatles di mio zio era del ‘62.
La 500 era bella perché era diversa da tutte le macchine che conoscevo. Aveva le portiere che si aprivano al contrario e delle specie di mezzepinze come maniglie. Per accendere il motore non bastava girare la chiave, no. C’era una piccola levetta da tirare vicino al cambio. Una levetta. A me ricordava la a manovella delle macchine delle comiche. Poi aveva il clacson che faceva poot in mezzo al volante e il cruscotto di metallo con i numeri grandi e le levette minuscole e i sedili duri e marroni. Aveva il motore dietro. E davanti aveva un cofano portabagagli che a parte la ruota di scorta ci stava sì e no uno zaino. I bagagli appunto, la mia sventura. I grandi discutevano dei bagagli e noi chissenenfrega, problemi loro. Io già sognavo il vento in faccia. Sì perché la cosa più bella della 500 era il tettuccio che si apriva e tu potevi guardare il cielo. E a volte potevi stare in piedi sul sedile con la testa fuori. Proprio come il comandante di un carro armato.

Milano – Riccione in 500, in cinque: genitori, due bambini, una nonna tutta vestita di nero. Più il gatto. Pure lui nero. E tutti preoccupati per il gatto che magari soffriva o rompeva i coglioni. Quando poi chi ruppe i coglioni fu la nonna. E da quella volta poi non smise più per tutti gli anni che le rimasero. Il gatto, invece, rimase buono buono sotto il sedile per tutte quelle ore. A bollire, come tutti noi.

La 500 azzurra quando la vidi prima di partire per il mare, ci restai malissimo.
Il problema bagagli fu risolto con un portapacchi sul tetto.
Addio tettuccio aperto.
Addio vento.
A
ddio.



Filed Under (Leggere/Scrivere, Mestiere di Babbo, Scritture miste) by zio burp on Gennaio-23-2006


Fiabe It CoverGrazie a chi mi ha invitato a scrivere in un
bellissimo posto: La Magia della scrittura.
Ho cominciato con
questo.