E infine un giorno, stanco dei ritmi slow imposti da famiglia e creature, ho respirato la libertà.
Sì, sì cazzo: ho agguantato una mountain bike che le facevo il filo da anni e ho pedalato per i pradiei. (Che sono uguali ai prati padani però in pendenza).
Col vento nei capelli, come piace a me.
Boschi e sentieri, prati e sterrati.
Da anni mi chiedevo come sarebbe stato pedalare per quelle lande. Ero più che entusiasta, ero quasi infoiato. E mentre pedalavo e scendevo e salivo pensavo che quella bici me la dovevo comprare. O noleggiare per l’intera settimana. O portarne su una, lì al paesello. Insomma, mentre salivo e scendevo – ma soprattuto scendevo – capivo che quel pomeriggio era una scoperta, un’epifania, che la montagna per me non avrebbe più avuto senso senza due pedali sotto i piedi.
E improvvisamente ho realizzato che mancava solo mezzora alla riconsegna della bici e che salendo e scendendo ero sceso molto, molto. Molto a valle.
Ho imboccato la salita imprecando e sputando maledizioni. Riconsegnata in tempo record la bici, avevo i crampi, il culo dolente e all’incirca un paio di kg in meno (spero).
Mi sono immerso in una fontana del paese e ho deciso che sì la bici era bella ma anche continuare a vivere in definitiva aveva il suo perché.
Sono passati 20 giorni. E ho ancora mal di gambe.
E poi una mattina, risalgo la piazza verso le 8.30 con brioche e giornale e sento una voce che fa “Zio?!”
E mi giro e ci sono due blogger milanesi.
Con i piedi palmati.
E non avevo assunto droghe.
E una notte lì in casa, esiliato in mansarda per via del russare, sotto la coperta, spenta la luce ho capito che c’era un silenzio spaventoso. Allora ho aperto le finestre. E non si sentiva altro che il silenzio. Madonna, che silenzio. Allora ho ascoltato tutto quel silenzio per una mezzora. E a quel punto sapevo trovarci il respiro delle mie ragazze al piano di sotto, il canto d’amore di un tarlo, due mosche insonni che spettegolavano in groppa a una mucca tre piani più sotto. E poi si è spostata una nuvola. Si è staccata da quella accanto emettendo una specie di legnoso scricchiolio. E a quel punto – e che diamine – mi sono messo a russare io.
E abbiamo visto ragni magnifici, cavallette avvinghiate e farfalle, cavalli e rondinini, vitelli e girini, rane e – new entry – le salamandre sul fondo di un lago.
E ovviamente mucche. Parecchie. Da ogni angolazione. Qui una mucca riflessiva.
Ah già: poi ho visto la tappa trentina di Miss Italia. In un Palanaunia gremito 32 ragazze di bella presenza si sono contese la corona di Miss Trentino Alto Adige. Solare e permalosa. Testarda e acqua e sapone. Difficile sentire qualche lapillo di originalità nelle presentazioni. Eppure, lavorandoci un minimo… mannaggia sì che ci sarebbe da divertirsi. Posso fare il ghost writer della prossima edizione? Belle eh intendiamoci. E qualcuna simpatica, certo. Ma tutte perfettine. E infinitamente meno sexy di Mara Maionchi.
Quest’anno però ben poche piscine e niente magia delle Terme di Merano.
Però abbiamo scoperto la piscina abbracciata al lago di Caldaro. Che è un lago dannatamente caldo e un sacco bello.
E poi ci sarebbe da considerare il fatto che non ho letto nemmeno un libro. Perché io sono un assiduo frequentatore della biblioteca del paesello sin dai primi anni ’80. Ma quando sono lì curioso, sbocconcello, assaggio. L’unico libro vero che mi ero portato mi ricordava il lavoro e lo inizio la prossima settimana. In compenso ho scoperto Jerry Spinelli (soprattutto Stargirl) e Neil Gaiman (Il bambino del cimitero e soprattutto Stardust – grazie Matteo, avevi ragione! – che avrei di sicuro finito, quello sì mi fossi fermato ancora un giorno, uno solo). Alice in compenso ha approfittato dei giorni di pioggia per fiodanrsi in biblioteca a consultare i libri dei Guinness dei primati.
Comunque tra meno di un mese, a proposito di musica portiamo Terra in bocca Live 2010 qui in zona, all’Auditorium Melotti di Rovereto. Segnatevi la data: sabato 25 settembre.
A poposito di biblioteca. Ho rotto gli indugi e chiesto l’età al signor bibiotecario. La stessa persona che 30 anni fa mi faceva ascoltare 3-4 pomeriggi a settimana Who e Genesis. Si perché c’è anche una piccola audioteca dove io e fratel teo abbiamo fatto alcuni ascolti seminali e, col senno di poi, indelebili. Ebbene il signor bibliotecario, che allora mi pareva inevitabilmente un grande, un vecchio insomma, un matusa – ne aveva a quei tempi meno di trenta. Ora però sembra un mio coetaneo. Ogni tanto penso che vorrei fare il suo lavoro. Lì al paesello dico.
Come al solito tra NonSole Jazz Festival e Suoni delle Dolomiti di roba da sentire ce ne sarebbe anche stata. Ma nisba.
Un giorno mi sono scoperto a gufare il meteo sul concerto in altura di Niccolà Fabi. In caso di pioggia me lo spostavano in paese. poi ho pensato che poveruomo, no la pioggia no: con tutto quel che ha passato ultimamente si merita mille e mille giorni di sole.
Quindi alla fin fine poi di musica ho sentito solo una banda di scalzacani sotto le mie finestre fino alla una di notte (ah, signora mia che tempi difficili per noi anzyani) e poi la banda del paese che – secondo tradizione – la sera di S. Rocco (nella foto la mia finestra è quella illuminata lassù, quella da cui si sente russare) ha sfidato un vento gelido mescolando alla meglio Radetzky ed Eric Clapton.
Alla fine comunque, ha vinto il vento.
* il titolo del post cita una canzone di cui ignoravo il titolo: La brutta vecia
Alla Malga Castrin sono stato per una caccia al tesoro. Non avete idea di come pacate famigliole in vacanza si possano trasformare in qualcosa di molto simile a un plotone di marines, correndo tra boschi e torrenti e risolvendo quiz e rebus ed enigmi per solutori piuttosto abili. Ma non lo dico per giustificare il nostro piazzamento finale, sia chiaro. Comunque lo strudel finale con vista mucche era buonissimo e meritato.
A ferragosto grigliatona al Santo Palato, la taverna sciccosa di una coppia di amigos che ha appena riaperto. Lavorano solo su prenotazione e sul web non li trovate (ma potete chiedere a me). Non li trovate, ma se li trovate poi non ve li scordate. Anche perché lui è un biker tutto tatuato e lei cucina da paura. Scordatevi la polenta: fanno prelibatezze toscane, intendiamoci. A ferragosto ho mangiato la miglior bistecca della mia vita. Proprio in questo periodo in cui – dopo un gran libro – meditavo sul consumo di carne sono caduto vittima di una fiorentina da sbavo. Però quando la prole accarezzava i vitellini io pensavo a come spiegarglielo il perché il mandriano era triste perché gli era nato il vitello maschio.
Invece tortiei de patate e canederli li ho mangiati un po’ dappertutto in giro, ma preferisco quelli del Mas de la Val, a Ruffrè dove abbiamo visto mungere, cagliare e fare il formaggio.
Ma formaggi ancor più golosi lì ho trovati alla Malga Bordolona di sotto, in Val di Bresimo. Persone gentilissime, vitelli morbidi, formaggi e miele da applauso.