Alla Malga Castrin sono stato per una caccia al tesoro. Non avete idea di come pacate famigliole in vacanza si possano trasformare in qualcosa di molto simile a un plotone di marines, correndo tra boschi e torrenti e risolvendo quiz e rebus ed enigmi per solutori piuttosto abili. Ma non lo dico per giustificare il nostro piazzamento finale, sia chiaro. Comunque lo strudel finale con vista mucche era buonissimo e meritato.
A ferragosto grigliatona al Santo Palato, la taverna sciccosa di una coppia di amigos che ha appena riaperto. Lavorano solo su prenotazione e sul web non li trovate (ma potete chiedere a me). Non li trovate, ma se li trovate poi non ve li scordate. Anche perché lui è un biker tutto tatuato e lei cucina da paura. Scordatevi la polenta: fanno prelibatezze toscane, intendiamoci. A ferragosto ho mangiato la miglior bistecca della mia vita. Proprio in questo periodo in cui – dopo un gran libro – meditavo sul consumo di carne sono caduto vittima di una fiorentina da sbavo. Però quando la prole accarezzava i vitellini io pensavo a come spiegarglielo il perché il mandriano era triste perché gli era nato il vitello maschio.
Invece tortiei de patate e canederli li ho mangiati un po’ dappertutto in giro, ma preferisco quelli del Mas de la Val, a Ruffrè dove abbiamo visto mungere, cagliare e fare il formaggio.
Ma formaggi ancor più golosi lì ho trovati alla Malga Bordolona di sotto, in Val di Bresimo. Persone gentilissime, vitelli morbidi, formaggi e miele da applauso.
Com’è noto, sebbene il santo con l’orso al guizaglio fosse S. Romedio, al suo santuario gli orsi non ci sono più. Li hanno traslati a Spormaggiore: hanno più spazio, stanno meglio. Da quest’anno nell’oasi c’è anche un recinto con tre giovani lupi. Bellissimi. Ma, se anche voi siete nati alla lettura con Jack London, dimenticatevi Zanna Bianca o i lupi del pack: questi sono lupi europei. Somigliano più a piccoli cani lupo o coyote. Ho chiesto da dove venivano. “Dall’oasi di Bussolengo”. Sic.
Ok, ora che sono completamente certo di essere rientrato a casa e di aver inevitabilmente concluso le vacanze trentine, vi racconto qualcosa. Innanzitutto: ho mal di gambe.
Castel Thun è proprio bello. Mi fa un po’ impressione sapere che fino a pochi anni fa fosse abitato. Le stanze sono tutte comunicanti, come in un unico grande corridoio circolare. Come si fa a viverci? E poi chissà se c’è la corrente elettrica. Proverò a infiltrarmi a Castel Malgolo, uno degli altri piccoli splendidi castelli della Val di Non, tuttora abitati. Ma abitati da chi, poi, mi chiedo? Lo scopriremo l’estate prossima.
Noi qui in casa con le multe facciamo un po’ come i calciatori. Sì, quelli che sguazzano nelle milionate di euri.
Anche noi le multe le versiamo in beneficienza. Si fa così: becchi una multa di xx €? Quando la vai a pagare fai un versamento dello stesso importo a chi ti va, tipicamente a Terre des Hommes o Emergency.
Questo sistema, ovviamente, è sostenibile se di multe ne prendi poche: noi abbiamo un’auto sola, la usiamo pure poco e quindi siamo adatti. Questo sistema garantisce due risultati:
1. Dal punto vista meramente economico, la multa diventa ancora più punitiva, un signor spauracchio perché la devi moltiplicare per due.
2. Dal punto di vista dell’umore però, tutto ciò ti fa bene, perché alla fine sganci quei soldi a chi ne ha assai più bisogno di te.
Per questo l’altro giorno, quando Lady Burp è rientrata a casa avvilita da un bollettino di 78 € per sosta vietata “aggravata” dalla fermata del bus, io le ho sollevato il morale (mandandomi lei a cacare ripetutamente, ma i patti sono patti) preparandole un bollettino dello stesso importo destinato a qualche posto del Sud del mondo.
Dello stesso importo, sì, ma di ben diverso valore.
“Uno dei sogni erotici più ricorrenti di una donna è quello di avere una volta nella vita una relazione con un giovane uomo di colore superdotato.”
Ricopio fedelmente questa affermazione da un giornale che sta oggi nelle case di milioni di italiani, esattamente come nella mia.
Indovini?
Io di LP in realtà ne avevo pochi. Perché costavano troppo e li registravo. Quindi avevo quelle centinaia di musicassette sparse. Che qualche anno fa ho portato giù in garage, insieme con quella manciata di vecchi LP.
Poi un’altra volta venne il giorno dei VHS. Mi ero già liberato di tutti i VHS con programmi registrati e sovraregistrati su cassette ormai logore. (Uh, che ridere: qui mi chiedevo se lo smaltimento a mia insaputa fosse causa di divorzio). Avevo tenuto solo i VHS originali. Che qualche anno fa ho portato giù in garage.
In questi giorni mi trovo a fissare pensieroso scaffali e mensole che contengono centinaia di cd audio. Penso al garage. “Quanto manca, pezzo di stronzo?” mi ha chiesto dalla copertina un nero gigantesco con la faccia da bastardo?
E, guardando avanti, verrà un giorno in cui trasporterò in garage qualche centinaio di hard disk? Già, appunto: quanti cazzo di terabyte tiene il mio garage?
Io sono uno di quelli che considera scandaloso che ancora non abbiano inventato il teletrasporto. O dei replicanti tali e quali a noi da mandare in giro al posto nostro. Non sarebbero forse queste invenzioni più utili di Facebook o di un altro indispensabile socialcoso?
Sabato questo per esempio, 19 giugno, io ho le seguenti opzioni:
1. se lavoro, vado coi miei colleghi al Mulino di Chiusdino, alla festa delle Sorpresine del Mulino Bianco.
2. se cazzeggio, vado al Musicamp dove già mi promisi – come partner al piano – a più di un amico-a blogger cantante o musicista. Sognammo duetti, creativi oltremisura.
3. se faccio il papà, vado a trovare nonna e bimba al mare. E mi congratulo con entrambe per l’ottimo lavoro fatto sull’abbandono del pannolino.
4. se faccio il musicista, ho un ingaggio per un matrimonio col trio jazz in collina a Zavattarello. E siccome siamo in parola da febbraio e Prof. Persio e Dr. Pilo sono la mia ritmica preferita, andrò lì.
Ma il mio spirito sarà naturalmente al Mulino a infarinarsi, a jammare al Musicamp e al mare a guardare nel vasino. (“Papi, guarda, come sono brava: la vuoi annusare?”)
Ormai ho smesso di menarmela se non scrivo quasi più sul blog. (Ho smesso? Davvero?)
Però è paradossale. Che proprio in questo periodo io vada a fare in giro dei corsi sui social network, corsi che si chiudono con inviti a seguirmi online e addarmi qua e là, e poi le persone mi followano e io non fo (quasi) nulla.
In realtà mi rendo conto che sono diviso. Da autore di contenuti, adoro la concisione di Twitter. Da lettore curioso, adoro il vortice di FriendFeed. Il mio blog sta preso in mezzo, ultimamente e soffre l’essere un luogo più meditato, dove non scrivo d’impulso o di guizzo, ma dove nascono e prendono forma le cose più lente. Ok, ho capito: allora il guaio è proprio lì. Che di cose lente ultimamente me ne capitano troppo poche, ché tutto va di fretta. A volte troppo.
E forse la strada allora è questa qui. Usarlo, il blog, come stream of consciousness. Liberare i pensieri e scriverli fin dove ti portano.
Che poi voi non avete idea delle cose che si scoprono scrivendo. Non pensando, dico. Scrivendo. Le cose di sé, intendo.
Roba da farci sopra un post, prima o poi.
Che però non è questo, che anzi ci sarebbe da cambiargli il titolo.
Ci medito su.