# ANSA: evoluzione del linguaggio, del…


# ANSA: evoluzione del linguaggio, del costume #
Nuove libertà
CASSAZIONE: NON E’ MINACCIA DIRE A QUALCUNO TI SPACCO IL …

(ANSA) – ROMA, 18 SET – E’ un po’ ”volgare”, questo si’, ma ormai piu’ nessuno intende alla lettera la minaccia ”ti spacco il culo” che, proprio per questo, non e’ piu’ una minaccia ma solo un’espressione che significa ”dura reazione”, da intendersi in senso ”figurato”. A togliere rilevanza penale a questa frase e a inserirla tra quelle consentite nel comune parlare, e’ la 5/a sezione penale della Cassazione. I Supremi Giudici, hanno infatti, confermato l’assoluzione di Guido G., una guardia giurata che aveva detto ai datori di lavoro, per bocca di due colleghi vigilantes che si erano incaricati dell’ambasciata, che lui ”gli avrebbe spaccato il c…”. Il poliziotto privato aveva mandato questo ‘pensierino’ – del quale ha sempre rivendicato la paternita’ – a Dino A. e Flavia F. in seguito ad alcuni soprusi che riteneva di aver ricevuto, appunto, dai due titolari della societa’ marchigiana di guardaspalle dalla quale dipendeva. In primo grado il sanguigno vigilantes era stato condannato, anche per quanto riguarda l’aspetto economico del danno provocato dall’espressione. In pratica doveva rifondere pure il timore ”psichico” causato a Dino e Flavia dalle sue parole. In secondo grado, pero’, i giudici della Corte d’Appello di Ancona capovolsero il verdetto e annullarono la condanna sostenendo che il fatto ”non costituisce minaccia perche’ l’imputato, destinatario di ritorsioni da parte dei datori, intendeva solo dire di essere pronto a una lotta anche aspra ma pur sempre legittima e aveva cosi’ reagito alle discriminazioni di cui era stato vittima, sicche’ la sua, pur colorita, affermazione non era idonea a turbare la liberta’ psichica dei soggetti passivi”. E Piazza Cavour ha confermato definitivamente l’innocenza di Guido, rigettando le proteste e del Pubblico Ministero della Procura di Ancona e dei due imprenditori che insistevano nel sostenere che dire quella frase configura il reato di minaccia. In particolare – ad avviso della Suprema Corte – nel linguaggio comune la minaccia di spaccarlo a qualcuno ”non viene certamente intesa alla lettera ma assume un significato evocativo di una dura sanzione, o, reazione, la cui specifica natura dipende dal contesto dei rapporti nei quali un tal volgare linguaggio si inserisce, ma resta pur sempre solo figurato”. Cosi’ i ricorsi del Pm e delle ex parti offese, sono stati rigettati e i due imprenditori sono stati anche condannati a pagare le spese processuali. Invano, al loro fianco, si era schierato il sostituto procuratore generale della Cassazione, Loris D’Ambrosio, che aveva chiesto, anche lui, l’annullamento del verdetto clemente impartito alla guardia giurata. (ANSA).

Sì, sì lo so che cazzeggio con l’ANSA, ma il tempo è quello che è, come sempre.








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