
A me 20lin.es è piaciuto subito (me l’ha segnalato la mia nuova dirimpettaia Manu).
Poi, pigro e dispersivo (zio dei miei stessi oziosi vizi), non ho contribuito quanto avrei voluto. Non ancora forse.
Però è divertente e stimolante l’idea della scrittura collettiva, partecipativa o del social publishing (qui un’intervista al team del progetto).
Come funziona? Semplice. Tu inizi una storia – massimo 20 righe – qualcun altro va avanti e poi altri ancora procedono. E il bello è vedere dove si va a finire. Ansia da pagina bianca? L’incipit non fa per te? No problem: fai quello che prosegue uno degli incipit altrui. (continua…)

Che ci volete fare, ognuno ha le sue perversioni. Io, per esempio, quando leggo un libro, per prima leggo la quarta di copertina e poi salto subito ai ringraziamenti. Difficilmente quelli ti rivelano chi è l’assassino. Ti dicono invece molto su chi è l’autore: da come scrive, da quante persone nomina, da come le racconta, si riesce a vedere il suo lavoro, il suo scrivere.
Quando ho preso tra le mani il nuovo libro di Enrico Merlin - “1000 dischi per un secolo” – e ho sentito che pesava 2 kg e ho visto che in quarta c’erano i virgolettati di Paolo Fresu, Mark Harris e Uri Caine (tra gli altri), mi sono subito accorto che questo libro per me sarebbe stato un viaggio, un’esplorazione, una miniera. Pensateci un momento: 1000 dischi. Ascoltati, vissuti, studiati e raccontati. Pensate a chi ha deciso di raccogliere e scrivere quelle 1000 piccole grandi storie: di sceglierle incasellandole lungo i decenni del XX secolo. Un lavoro affascinante, una sfida paziente, dalla miniera alla vetrina della gioielleria: scavare, trovare, scegliere, lucidare, esporre. E così tra le tante persone citate nei ringraziamenti – accanto a musicisti illustri, storici della musica e didatti – a me piace pensare a Chiara, “che ha condiviso con me 15 anni di lavoro, gioie e pensieri” all’Elettrocommerciale, “storico negozio di dischi e punto di incontro culturale trentino”. E mi piace pensare che questo libro per Enrico Merlin sia iniziato proprio lì: curiosando, catalogando, scegliendo, consigliando, ascoltando sia i dischi che i clienti. (continua…)
Premesso che non l’ho letto, ci ho preso gusto a leggere e scrivere e discettare di “50 sfumature di grigio”, il best seller che ha sdoganato un certo porno-sadomaso, ha fatto la fortuna di una mammina inglese e ha inaugurato un (sotto)genere di cui sentiremo parlare ancora a lungo.
Tutto iniziò per me con un paio di recensioni online scritta da persone del cui parere di lettrici mi fido (Giuliana e Linda): entrambre se ne facevano beffe e la seconda da par suo senza troppi giri di parole (not safe at work, ecco).
Poi non passava giorno senza che ne leggessi male in giro (qui Severgnini). Ma intanto se ne parlava dappertutto, anche in spiaggia e da Vanity apprendevo quali erano le scene imperdibili, quali i picchi hot del’intera trilogia. Eppure mi dicevo, non può essere davvero così mal scritto no? Insomma, quando per la prima volta ne ho letti dei passi (ovviamente quelli hot), qui sul Post, quasi non ci credevo. Era davvero così. (continua…)
È iniziato tutto così. Ho visto una scritta d’amore sul muro e ho provato a immaginarmi la storia – o un frammento – di quell’amore. Senza pensarci ho scattato con Instagram e ho provato a dargli un titolo intonato. Ho visto che l’esercizio mi piaceva, mi teneva la mente sveglia, l’occhio attento e il cuore caldo. E così ho iniziato la collezione di “Ammuri sui muri”. E sui muri ce n’è parecchio di amore: ci sono sentimenti sgrammaticati e strappalacrime, ci sono lampi di genio, ci sono dichiarazioni stralunate, ci sono desideri, calcoli, bilanci, progetti, minacce, odii e vendette. Ci sono amori in corso e amori rimpianti, amori negati e amori sintetizzati. Ci sono amori calcistici e anche amori tra esercenti.
E poi ci sono io, che sono quello che si ferma in mezzo al traffico per scattare una foto a un muro. Ci sono io che ormai appena esco dai mio tran tran e capito in un posto, una via o una città nuova, accendo mille antenne. Ci sono io, che cerco nuove strade e muri scritti d’amore. Scatto, immagino, titolo, condivido. E ormai anche mia figlia grande mi aiuta nella ricerca: “Papà, sotto lo scivolo ce ne sono due di scritte… ma in una c’è scritta quella parolaccia… effe di pi”.
Sì, lo sappiamo che scrivere sui muri non si fa, non si deve, già. E per l’appunto, ultimamente il mio disappunto è un altro: i tags dei giovani writers. Semplici sigle, firme del loro ego. Tante, troppe. O sono io che sono un (romantico) matusa e non ne capisco il senso? E allora chiudo con un’appello: ragazzi, lasciate stare l’ego, se proprio volete lasciare un segno, scriveteci l’amore, sui muri.
La gallery “Ammuri sui muri” la trovate su Flickr (ma guardatela a tutto schermo che sennò vi perdete i titoli) e su Pinterest.
Dato che ogni tanto, sempre più spesso, mi viene rivolta una domanda, ho deciso di rispondere qui pubblicamente. A beneficio dei lettori, dei curiosi e di me medesimo.
- Senti, Zio, ma perché non scrivi più sul blog?
- Perché scrivo troppo altrove.
- Perché l’orto e la fisarmonica hanno riempito il mio tempo libero.
- Perché ho finito le parole.
- Perché mia figlia grande mi ha intimato di smettere di raccontare in pubblico i fatti suoi. Sul blog.
- Perché mia mamma pretende che io racconti in pubblico i fatti suoi. Sul blog.
- Perché passo troppo tempo in rete.
- Perché in 9 anni ormai ho scritto tutto. E sarei ripetitivo.
- Perché su questo blog, il meglio l’ho già scritto.
- Perché sto scrivendo il mio secondo romanzo.
- Perché scrivere non mi piace più.
- Perché sono pigro.
Diciamo che qualcuna è più vera di altre.
Una sola è palesemente falsa. Quale?
La vita delle stoviglie, ci avete mai pensato?, non è propriamente dinamica e avventurosa. Anzi la vita delle stoviglie è in realtà piuttosto noiosa. La vita delle stoviglie è, se mi permettete, una battuta, decisamente piatta.
Come dite? Dovevo fare il comico, vero? Naa. Io sono contento di quello che sono. Mi chiamo Paolino e sono un piatto.
Ma sono un piatto speciale. Non un piatto semplice, di quelli che si usano tutti i giorni, no. E nemmeno un piatto speciale da grandi occasioni, di quelli che si usano una volta l’anno. Ho due cugini e un nonno che fanno quella vita e passano l’anno a dormire in un armadio, vivono su una tavola e si sentono utili solo a Natale, cose da matti. Io non ce la farei. (continua…)
I libri bellissimi sono quelli che puoi rileggere anche dopo tanto tempo e te li rigodi tutti ancora. Io mi scordo apposta le storie per potermele godere daccapo. No, non sono smemorato, non fraintendete. Mi sono educato a dimenticare.
Poi però ci sono i libri indimentcabili. Quelli che ogni volta che li rileggi, ti svelano qualcosa di te. E questi io li chiamerei proprio i “classici”, i tuoi classici. Perché sono quelli che ti hanno cambiato la testa, il cuore, la scrittura. O addirittura la vita. (Sarebbe bello allargarci. Quanti sono i “classici” nella vita di un uomo? Quali sono i tuoi? Ma ne riparliamo.)
Ecco, per esempio, un paio di estati fa ho ripreso “Natura morta con picchio”, di Tom Robbins (letto la prima volta nel 1994). E pensavo: madonna mia quante cose gli ho rubato io a questo stile qui, a questo genio qui. Ché prima di quel libro io mica scrivevo in quel modo. E lo stesso probabilmente penserei di “Castelli di rabbia”, di Baricco, letto nell’estate del ’96.
Ma non divaghiamo. Oggi si tratta di Pennac. (continua…)
Ecco i 10 libri che Alice ha letto da marzo in qua, da quando abbiamo stipulato il patto del Nintendo DS. Se le chiedi quale le sia piaciuto di più, ti dice il numero 9. E poi attacca a parlare in osvaldese.
Io sono piuttosto orgoglioso di lei, anche perché è del tutto evidente che questo mese ha letto molti più libri di me.
Ora tutto questo si tradurrà in qualcosa di Super Mario se non ho capito male…
Ho fatto un patto con la primogenita. Non c’era un piano preciso, mi è uscita così, in un momento in cui era partito il ritornello del me-lo-compri-dai-papà-dai.
Ecco cosa mi è uscito: “Ok Alice, facciamo così: ogni 10 libri che ti leggi, ti regalo un gioco del Nintendo.”
Alice è molto sveglia, curiosa e legge volentieri. E le piace anche il Nintendo, che usa senza eccessi. Alice ogni tanto si lamenta che le regalo sempre libri (papà ma lo sai che esistono anche i giochi sì?), però poi se li legge e si diverte.
E poi pensavo: gente, 10 libri non sono pochi. Dieci libri sono dieci libri. E a 9 anni, non parlo di libri illustrati, parlo di romanzi o raccolte di storie, ma comunque libri.
Poi ovviamente ne è nato anche un mercato di trattative:
- “papà ma un libro riletto vale?” Io direi di no, sennò questa mi frega.
- “papà ma un libro come Harry Potter vale doppio?” Mmm forse questo potrei concederglielo.
E comunque un po’ mi devo fidare. Voglio dire, non la posso mica interrogare dopo ogni libro per vedere se l’ha letto davvero no?
O dite che dovrei?
Ne parliamo quando torno. Ora vado in III B a leggere “Testa di bufala”.
Come ogni anno, dal Bologna Children’s Book Fair torno stanco morto, pieno di curiosità e di titoli, di facce e di disegni, illustrazioni dai 5 continenti, e mi trascino due borse piene di depliantes, cataloghi, segnalibri, e ovviamente una manciata di libri. Ecco cosa appesantisce le mie borse quest’anno:
- l’ultimo numero di Andersen (fui abbonato. Mi riabbono?)
- cataloghi vari tra cui: L’orecchio acerbo, Il Castoro, ZooLibri e ”Gli anni in tasca”, nuova collana ragazzi dei Topipittori
- “Un altro me“, di Bernard Friot, il più fulminante (e kattivo) scrittore per ragazzi che conosciuto ultimamente. Imperdibili “La mia famiglia e altri disastri” e “Il mio mondo a testa in giù”. Sono destinati a ragazzi pre-adolescenti ma Alice se li è bevuti l’estate scorsa a 8 anni in due soli pomeriggi, divertendosi come una pazza
- “Tralestelle Trallallà“, libro con cd della collana Nidi, della Sinnos. Perché Anna mi ha detto che sono bravi.
- calendario interculturale 2011 Sinnos.
- “Maestra Piccola“, di Cristina Petit. Perché Clara mi ha detto che il suo è un blog bellissimo. Ed è dai tempi di laprofe.it che non leggo una maestra
- Rivista “Hamelin n. 27, Storia e storie”, acquistata – confesso – solo per avere in omaggio…
- “I libri per ragazzi che hanno fatto l’Italia“, a cura di Hamelin. E’ il corposo catalogo dell’omonima mostra (che non vedrò). Somiglia come idea a “1001 libri da leggere prima di diventare grandi“. Preziosissimo.
- “Guida ai film per ragazzi”, il Castoro. Da qualche mese ero tentato, qui era scontato e l’ho acquistato, mica avrò sbagliato? Aggiungere a piacere altre rime in -ato.
- “Ricette per racconti a testa in giù“, di Bernard Friot, v. sopra
- Sgabello e tavolino di cartone (cartone pressato, anzi pressatissimo!) dei tedeschi della Werkhaus, il cui stand era come al solito coloratissimo.