Archive for the ‘Leggere/Scrivere’ Category
Premesso che abbiamo un debole per Guia Soncini.
Premesso che siamo arrivati a p 20, il suo libro, Elementi di capitalismo amoroso - nonostante la grafica volutamente sbarazzina - è materia troppo alta per lo scaffale su cui viene sistemato: varia manualistica rosa, tra I love shopping a letto, Fallo impazzire di shopping e via dicendo.
Molto carina la foto della sorella minore dell’autrice sul risvolto di copertina.
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Non mi ricordo più chi ultimamente mi chiedeva lumi su adattamenti per l’infanzia di storie mitologiche. O forse ero io che me lo chiedevo?
Questo libro, Storie della storia del mondo di Laura Orvieto l’ho scoperto per caso e comprato ad Alice il giorno in cui è nata Viola. Lo segnalo oggi dato che mi capita sempre più spesso di scoprire genitori che presto o tardi - prima o dopo Perrault, Grimm, Calvino - arrivano (tornano) al buon vecchio Omero.
Apprendo che Laura Orvieto ne ha scritti parecchi altri.
Anche se in italiano nessuno le ha ancora dedicato una voce su Wikipedia
Dottoressa Patrizia Zambon, direi che l’onore tocca a lei.
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Se nel bel mezzo di una riunione vi arriva questo sms da vostra suocera, probabilmente ci metterete un po’ per collegare i fili. E solo alcune ore dopo vedendo il sorriso bucato della vostra primogenita, comprenderete che il tempo passa, i figli crescono, i denti cadono.
Se il mattino dopo, come da tradizione le avrete fatto trovare una moneta (quella portata evidentemente dal topolino) da 2 € e la creatura vi rivolge la domanda papi ma chi è questo signore con le foglie in testa, voi coglierete al volo l’occasione per farla entrare nella Commedia. Anche perché di questi tempi, a tarda sera, vi sollazzate l’animo con le pubbliche letture del Benigni, giuntevi via web.
Ma se conducete la creatura prima nella selva e le presentate Virgilio e poi negli inferi al cospetto di Caronte, come potete credere che ella si accontenti di queste poche primizie? Papi ma non c’erano le figure? Ma nel Purgatorio chi ci va? Ma quali penitenze devono fare? Ma per sempre? E tutto questo accade tra le 7.00 e le 7.45, tra casa e auto.
Poi la colazione è fatta, il vostro treno sta per partire. Consegnando la creatura alla nonna, le consegnerete anche il compito di proseguire la storia. E con vostra madre comunicherete a gesti e occhiate e sottintesi: psst, mi raccomando: no scene cruente, né lussuriosi e sodomiti, non ora insomma, ci pensiemo dopo. E infilata la porta sarete inseguiti dalla voce di vostra madre.
- …ma il Conte Ugolino che si mangia le teste dei figli? Quella gliela racconto che è la mia preferita, ok?
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Per brindare a dei libri.
Dopo solo 35 giorni, invece dei 5 previsti, mi sono arrivati i libri per l’agenzia acquistati online alla Feltrinelli.
In mezzo ci sono state alcune mail di avviso ritardo, un paio di telefonate di scuse, una mia mail con scritto che ero uno che non diceva le parolacce nemmeno quando gli giravano le balle che si sentiva preso per il culo.
E ci sono state alcune pause pranzo trascorse alla Feltrinelli di pzza Piemonte (a 5 minuti da me) a sfogliare proprio i libri che attendevo.
Sono gli ultimi cinque caricati ora. Tutta robba de lavoro, muy interesting, da, ya.
Ora devo solo decidermi.
Quale per primo?
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I camaleonti che non cambiano colore, la muraglia cinese che non si vede dalla luna, i lemming che non si suicidano, la cintura di castità, l’inventore della ghigliottina, quello dello champagne, Marco Polo, le mogli di Enrico VIII, come gira l’acqua nello scarico, la montagna più alta, la maledizione di Tutankhamon, i gatti che volano dai grattacieli e gli struzzi che non mettono la testa sotto la sabbia.
Viviamo beati & ignoranti, nutriti da un sacco di panzane raccontate dal nonno, dalla maestra, dal Trivial Pursuit o da un vecchio documentario Disney.
Sono solo a un terzo di libro - Il libro dell’ignoranza, appunto - e già ho dovuto dire addio a trentennali certezze, alcune delle quali già regolarmentre tramandate alla prole.
A proposito di prole. Vi ricordate perché l’America si chiama America? Pare che il nome derivi da Richard Ameryk, finanziatore dei viaggi di Caboto. Se invece l’avesse battezzata il nostro Amerigo - secondo l’uso di dare il cognome - l’avrebbe chiamata proprio come suggeriva la creatura.
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Ho un paio di cose in comune con Andrea Bocconi: una laurea in legge mai utilizzata e il fatto di viaggiare.
Lui ha viaggiato il mondo in ogni ovunque. E dai suoi viaggi nascono poi (anche) dei libri.
Io viaggio tutti i giorni, stesso treno, stessa tratta, stessa ora. E durante questi viaggi leggo (anche) i suoi libri.
Domani sera insieme a Guido Bosticco, mio antico partner musicale e mai dimenticato esploratore di cazzeggi, siamo sul palco di Spaziomusica proprio con Andrea. La scusa è quella di presentare il suo ultimo libro. Suoneremo qualche pezzo, mentre Andrea legge qualcosa e racconta i suoi mondi.
Parte della chiacchierata sarà in idioma Tingo.
Martedì 19 febbraio
Di libri e di altri piaceri
Andrea Bocconi - Di buon passo
Spaziomusica Pavia, ore 21.30
(Ovviamente ho scoperto solo ora che proprio domani sera c’è Liverpool-Inter. Ma io mica sono interista, no?)
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Esco dalla libreria con Matt Madden, l’ultimo Ammaniti, la Lipperini Ancora dalla parte delle bambine.
Per il comple di Alice compro Principesse dimenticate o sconosciute e Felici & cantanti. (Trovate tutto qui).
Arrivo a casa e lei mi fa: Papi mi hai comprato i regali, vero? non mi avrai comprato ancora libri, possibile che tu regali sempre libri? solo libri? a tutti? possibile? ma papi ma lo sai che esistono anche i giochi? ma lo sai?
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Per replicare all’articolo di Smargiassi su Repubblica a proposito dei laureati analfabeti, il rettore di Salerno impugna la penna, la intinge nel calamaio e verga la sua protesta, ribattezzando come innocenti refusi quelli che sono errori blu. Repubblica di ieri pubblica la sua lettera. Ortograficamente inattaccabile. Stilisticamente impaludata come solo un rettore della metà del xx secolo.
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Quando il buon Beppe mi ha detto “ohi devi scrivere qui, un romanzo in sei parole”, io ho pensato che questa cosa l’avevo già vista, questa delle sei parole, partendo dal buon vecchio Hemingway e il suo romanzo “vendesi scarpine da neonato nuove, mai usate”, brivido.
Infatti l’amico Zu conferma che all’epoca al gioco si giocò in parecchi, qua e là. Ricordo che ne lessi alcune così geniali che mi passò quasi la voglia di provarci. Il bello è che ora non me le ricordo. E quindi posso rileggerle e riscoprirle senza annoiarmi.
Vedi allora che bruciarsi i neuroni col popper alla fine porta anche dei vantaggi?
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Avevo visto che dentro aNobii esistevano dei gruppi di discussione tematici. Non mi ero accorto di aver ricevuto ben 119 inviti a partecipare a questo o a quel gruppo. I più vari, più o meno pertinenti con il mio shelf (musica, jazz, fiabe, humor, calcio, eros, tom robbins, bloggers), tutti tragicamente incompatibili col tempo che riesco a dedicare ad aNobii.
Così l’altro giorno ho compiuto un gesto simbolico, futurista, paradossale, rivoluzionario: ho fondato io il mio Gruppo dentro aNobii.
L’ho chiamato “Il Gruppo in cui sto da solo“. Lì per lì speravo che qualcuno da fuori l’avrebbe visto e se ne sarebbe incuriosito. Ma credo che da fuori sia invisibile finchè non procedo io con degli inviti. Inviti che ovviamente inficerebbero la ragione stessa della sua esistenza. Sono solo, lì e in questo cul de sac. E dunque?
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