Archive for the ‘Mestiere di Babbo’ Category
Io di Skellig non sapevo nulla e l’ho visto in libreria. Probabilmente mi ha convinto il suo blurb (avvolgente fascetta promozionale). Mi ha così convinto che non ho neppure letto la quarta di copertina. Meglio così. Comincio a pensare che non dovrei mai leggerle. E anche al cine: che dovrei andarci vergine, senza informazioni se non l’intuito, un parere di qualcuno di cui mi fido, ma senza sapere niente della storia.
Così Skellig, siccome di libri ne compro troppi, l’ho cercato in biblioteca. Insieme ad altri 5 titoli 10-12 anni, che è l’età del lettore che mi sento io questo mese.
Quando mi hanno segnalato che Lavale “Mamma per sbaglio” ne aveva scritto in un post, ho pensato che anche quel post l’avrei letto dopo.
(Apro una parentesi su LaVale. Ebbene lei è stata la prima mamma blogger che ho scoperto e senza mezzi termini adorato. Per come scriveva, per cosa scriveva, per com’era. Ma si tratta di anni fa. Quando ancora le mamme blogger erano solo delle blogger che si erano riprodotte e non come ora una categoria commerciale, un segmento di mercato, un target del mio lavoro).
Ma torniamo a Skellig. Ci ho messo poche ore a leggerlo. Un paio di giorni di andata e ritorno: casa bici treno metro ufficio e vicevera. In bici non lo leggevo. E un po’ mi mancava. In metro all’altezza di Corvetto ho benedetto il momento in cui non avevo letto la quarta di copertina. Il giorno dopo all’altezza di Cadorna, su Skellig mi è sceso un gocciolone salato che per fortuna che questa estate piove e non se n’è accorto nessuno.
Ora so che ha ragione Lavale. O meglio che ha ragione suo figlio Davide, che gliel’ha consigliato. Che ho fatto bene a leggerlo senza sapere nulla della trama. Che forse lo stile è bello quanto la trama.
Che se dovessi consigliarvelo non vorrei dirvi nulla. Se avete fame di una storia e avete (o volete sentirvi) 10 anni: Skellig, di David Almond. Punto. Senza link. Apposta. Buona lettura.
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In questi giorni, coi nonni uccelli di bosco e mezza famiglia al mare, io mi occupo di due case (una fuori città), un’auto (non mia), un felino di 8 kg (non mio), una figlia di anni 8 (mia). Quindi faccio cose per me piuttosto inedite: annaffio il giardino, scelgo i vestiti per l’indomani con Alice, spalo cacche feline, firmo il diario. E poi ovviamente cucino (stasera wurstel o carne in scatola?), vado alle riunioni all’asilo (e torno con 7 pagine di appunti) e mantengo il decoro della famiglia (ti sei lavata la faccia?).
Intanto Lady Burp sta al mare con Viola, in trincea, assistendola in una conquista di progresso ed emancipazione: la definitiva liberazione dalla comoda schiavitù del pannolino, l’educazione cessuale, appunto.
Ricevo aggiornamenti via sms: “giorno 1: oggi 15 pisciate sul pavimento e una al parco giochi”. “Giorno 1 sera: sospetta palletta marrone rinvenuta pavimento terrazzo. Merda?”
Stanno entrambe facendo un gran lavoro. Io però preferisco spalare merda felina, grazie.
Intanto, come di fronte a ogni novità io approfitto del mio nuovo status (che è una parola antica che esisteva anche prima di Fb eh, raga) per lanciare una nuova sfida a me stesso e verificare i miei limiti e i miei progressi di essere umano e genitore. Per esempio scopro che sono bravissimo a tenere in disordine due case contemporaneamente. Che non so abbinare i leggins con le magliette. Che non ho ancora imparato a fare la coda ai capelli.
Alla sera, a volte guardo un film. Cioè mezzo. No, meno. E mi capita di pensare: “Fortuna che non ho un marito a cui dire che ho mal di testa.”
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Oggi sistemavo le foto e di fronte a questa ho pensato subito a Buba. Il primo fotoblog che avevo scoperto e che mi faceva innamorare ogni giorno di un dettaglio, di una citazione, di una prospettiva. Mi incuriosiva e mi stimolava l’aggiunta delle citazioni. Mi incantavano soprattutto le foto coi bimbi. Quando leggevo (e citavo) Buba, non avevo ancora nemmeno una digitale. Ma ero già babbo e sapevo che un giorno avrei fotografato anche la mia di prole. Non pensavo di avere una prole così fotogenica, ma quello non è merito mio, non solo almeno.
Invece quando scatto una foto, dietro c’è sempre un po’ di Buba. Anche se poi io magari ci metto qualche anno a scoprirlo.
Buba’s portraits on Flickr.
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Non mi capita tanto spesso ormai di trovarmi in una stanza piena di persone in cui nessuno sa cosa sia (né tantomeno usa) Facebook.
Ma stamattina siamo in 2a B, loro sono in 25 e a Facebook ci penseranno più avanti: io sono qui a leggere delle storie, esattamente come un anno fa, convocato dalla maestra Filomena per la Settimana della lettura. Ho chiesto un paio d’ore di permesso e sono le 8.35 quando mi presento armato di ben due libri accuratamente scelti.
Alice è più emozionata di me e mi guarda dall’ultimo banco. Naturalmente lei non sa cosa leggerò. Mi ha fatto delle proposte, certo, ma io voglio che sia una sorpresa anche per lei. Poco prima di entrare in classe, all’altezza del fruttivendolo per la precisione mi ha solo chiesto per favore di non fare troppo il buffone, papi. Ok, piccola (tanto l’ho già fatto l’anno scorso, appunto).

Leggerò prima una storia breve e poi i primi tre capitoli di un romanzo vero e proprio. Così li lascio appesi al romanzo, con la voglia di sapere come va avanti. Ma intanto ne approfitto per raccontargli la differenza tra romanzo e racconti. Poi mi accorgo che uno dei libri che ho in mano è della biblioteca. E allora gli mostro la fascetta e gli spiego cos’è e come funziona la biblioteca e gli chiedo in cosa è diversa da un negozio di libri. Alcuni bambini, va da sé, in una biblioteca non hanno mai (non ancora) messo piede.
Diamine sono quasi le 9 e ancora non ho letto una riga, iniziamo!
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Non ero contento io, di vedere la finale di Champions al mare, da solo con un paio di familiari femmine e quindi senza rutto libero e libertà di imprecazione.
Non ero contento, anche perché tutti gli ultimi turni di coppa e partite decisive varie me li ero goduti sul divano del suocero, juventino ma non gufante.
Avevo un po’ paura di rompere questo incantesimo. E poi non avevamo nulla da sventolare.
Il pomeriggio dello scudetto, ho portato Alice a strombazzare per la città. Più che altro per mostrarle quanta gente, il tifo, sono pazzi, i cori, le bandiere ecc. Credevo che come me si accontentasse di quell’osservazione dall’alto, giusto un filo snob. Siamo tifosi, ma elegantemente non ci buttiamo nelle fontane, non sventoliamo enormi vessilli. Guardiamo chi lo fa. Epperò ci diamo dentro col clacson. PE PERE PEEE!
Naturalmente mi sbagliavo. Read the rest of this entry »
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Sabato qui si va a alla libreria Delfino da Barbara Sgarzi cioè Blimunda che presenta “Bimbo a bordo“. Qui c’è l‘evento su Facebook.
Qui ci si è incrociati e letti con Blimunda quando entrambi eravamo incinta… sì insomma in attesa. Poi l’unica volta che ci siamo incontrati a Genova un annetto fa, che ci eravamo incontrati l’abbiam capito solo dopo.
Già che ci siamo, e che (ohi notiziona eh) torniamo a scrivere qui sopra, alla biblioteca ragazzi Paternicò Prini c’è un interessante ciclo di Incontri after hour per genitori moderni.
Io vorrei andare a sentire almeno Federico Taddia e il Professor Rap. Questa è la locandina.
Incontri after hour per genitori moderni.pdf
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Personaggi e interpreti, da sinistra a destra:
- il cane Plim
- il biglietto d’auguri disegnato da Nonna Nena
- le candele spente al primo soffio senza mai smetere di parlare
- quel che resta della torta.
Viola sparsa in questo blog.
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- Papi, ma sai che la Tere lo ha visto Babbo Natale lei?
(n.d.Zio: Tete, alias Tere, alias Teresa è amichetta del cuore, compagna di banco e vicina di casa)
- Ah sì eh! Eh che sfortuna, così l’avrà spaventato e sarà scappato e insomma… niente regali.
- No no, lei e suo fratello lo vedono tutti gli anni. Arriva la sera, gli dà i regali, loro li mettono sotto l’albero e vanno a letto. E poi al mattino li possono aprire.
- Mhmmmm… Dici davvero?
- Sìssì, anche a casa della Cecilia ci va Babbo Natale.
- Ma dai…
(troggle troggle, rumore di giovani neuroni indaffarati…)
- Ma papi, ma scusa ma io non ho capito una cosa…
- Eh… vabbè capita. Ohi, te la ricordi la barzelletta che abbiamo inventato su Carmen Consoli?
- Sì ma te l’ho già detta anche a memoria. Quello che non ho capito è che se…
- Sai che ieri tua sorella ne ha detta un’altra delle sue e ha fat…
- Papi mi ascolti?
- Eh… certo dimmi.
- Ma se Babbo Natale va a casa di Teresa che è dall’altra parte del cortile…
- Alice, guarda! Dietro di te: un vampiro!
- … allora perché non viene anche da noi la sera a darci i regali?
- …
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Ad Halloween ospiterò due settenni vestite da streghe ansiose di vedere un film. Non ho ancora scelto tra Coraline e la porta magica e Spiderwick – Le Cronache. Che dite?
Alice dice che lei non ha paura. Sì, perché papi, io ho visto il Quarto di Harry Potter.
E lo dice come lo direbbe uno studente di musica: ho fatto il Quinto di violino!
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E’ ormai un mese che rimando un post sullo spettacolo bellissimo di Gek Tessaro visto a settembre Pavia. E intanto che rimando arriva ottobre, riaprono le scuole, cadono le foglie e ripartono le iniziative di teatri e biblioteche. Ecco qualche news senza nessuna pretesa di completezza.
- In Scena Veritas – ISV, Travacò Siccomario
Del Teatro Argini qui siamo sostenitori “storici”. Alice la settenne andrà anche quest’anno al corso di teatro bimbi. (Io forse prima o poi riuscirò a trovare il tempo per scrivere o musicare uno spettacolo con loro?) Da due anni vado in giro a dire che i ragazzi di Teatro Argini lavorano bene e con passione e sono contentissimo che quest’anno abbiano un sacco di nuovi iscritti ai corsi (bimbi, adolescenti, adulti). Qui c’è il programma della rassegna di teatro ragazzi Piccoli Argini.
- Biblioteca Paternicò Prini – Ottobre piovono libri
Alla Biblioteca ragazzi è tempo di laboratori di narrazione e illustrazione, tra Storie per ridere, Storie da pazzi e anche la novità del kamishibai, il teatrino giapponese. Qui il programma.
- Teatro Mastroianni, S. Martino Siccomario
Qui non sono mai stato ma il programma è interessante e quest’anno ci si fa un salto sicuro. Programma di Una domenica da favola.
- A Milano, tra mille cose che accadono e che non posso ovviamente seguire, credo che quest’anno non ci perderemo Vietato non toccare alla Triennale.
- Intanto il Comune di Pavia evidentemente dorme. E mica si sogna di rimettere in piedi la vecchia rassegna di teatro cinema ragazzi eh. Sì quella per la quale un anno fa qui si alzava la voce. “Lei ha scatenato un’immotivata sassaiola di email sulla mia casella” disse un assessore che ora per fortuna si occupa d’altro.
Ok, ma non divaghiamo. Rocordatemi che videvo dire di Gek Tessaro. E poi di Segni d’infanzia che è tra un mese e mezzo, a Mantova. E sembra ieri che l’abbiamo scoperta.
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