Internazionale, se mi capita sotto mano, lo sfoglio sempre volentieri. E poi in ufficio c’è Francesca che lo compra e ogni tanto passo dalla sua scrivania e “già letto? posso?”.
Così me lo ritrovo tra le mani in treno. E prima di sfogliarlo, noto sulla quarta di copertina una pubblicità bella e geniale. Un’associazione per la cooperazione internazionale, titolo e immagine ben impaginati e poi la sorpresa: una lettera, scritta con un font tipo calligrafia, una lettera scritta come a mano sopra tutta la pagina, un po’ disordinatamente, anche di traverso. E mica si capivano tutte le parole, no. Ma molte sì. E ti veniva la voglia di sapere tutta la storia… Magari sul prossimo numero c’è il seguito.
Rivolgo un pensiero di ringraziamento ai bravi creativi e apro Internazionale.
A metà giornale trovo il seguito della lettera. Di traverso su un’altra pagina pubblicitaria. E poi alla pagina seguente, tra gli spazi bianchi di un articolo.
Qualcosa non quadra. Mi sento vagamente pirla.
Il giorno dopo Francesca mi spiega: è lei che ha scritto sul magazine la minuta di una lettera. Per un amico, che sta in carcere, ecco. Francesca sorride. Ritiro il pensiero di ringraziamento ai bravi creativi. Era una buona idea. Qualcuno l’avrà anche già avuta.
La pubblicità ormai ci segue ovunque, hanno messo schermi dappertutto, non c’è mai silenzio manco a pagarlo.
Sì, lo so che non è una notizia. Ma secondo me voi che comprate gli spazi per le campagne dovreste ragionarci su. Il rischio saturazione è altissimo ormai. Che poi dipende anche da dove li mettete ‘sti video. Ebbene, le stazioni non sono solo il luogo dove passeggeri sereni e ricettivi aspettano treni comodi e puntuali per fare meravigliose vacanze.
No, le stazioni sono altro.
Per milioni di pendolari le stazioni sono regolarmente altro.
Per dire, l’ultima volta che ho sentito quell’allegra canzoncina che accompagna un’automobilina ero a casa mia tranquillo e al calduccio. Già, ma le volte precedenti dov’ero? L’ho realizzato subito, non appena è partita. Sì, perché alle prime note il viso mi si è contorto, ho sentito chiaramente il freddo delle 7 del mattino, ho assunto lo sguardo cattivo da “non avrò pietà: devo conquistare un posto a sedere sul regionale”, ho affilato i gomiti sperando di imbroccare il vagone riscaldato (ma non quello a microonde) e di poter distendere i piedi una volta seduto. Insomma mi sono rapidamente trasformato nel me stesso delle 7 del mattino.
E naturalmente hanno iniziato irrimediabilmente a girarmi i maroni.
Ed ecco il mio Post sotto l’Albero 2010, scritto per l’omonima raccolta orchestrata da Sir Squonk.
E’ ambientato su FriendFeed come vedete.
Per i miopi (come me) lo posto anche tutto quanto in formato PDF qui PslA 2010 Zio Burp – Web2.0, il Natale dei brand.
Ok, come molti di voi sanno, ho pubblicato un annuncio (amplificato anche da Luisa Carrada) per la ricerca di uno stagista, ho ricevuto un pacco di curriculas (licenza poetica), ho fatto alcuni colloqui e ho riflettuto su alcune cose. Ve le regalo aggratis a patto che me le lasciate dire in ordine necessariamente sparso e confuso. Sarò un po’ lungo, ma per il solito motivo: che non ho il tempo di essere più breve.
1. I giornali oggidì sono pieni di avvertimenti: non mettere le tue foto compromettenti su Facebook soprattutto se stai cercando lavoro! Sì, perché il selezionatore scaltro e senza scrupoli va anche su Facebook e – ahi ahi ahi – se ti trova brillo o fumato o cose così, addio colloquio. Nessuno però pensa all’eventualità che sia il selezionatore medesimo – specie se poco scaltro – ad avere online foto in atteggiamenti imbarazzanti. Ci ho pensato su. Alla fine ho scelto la coerenza, presentandomi ai colloqui di lavoro con una foglia in testa.
2. I vostri cv, benedetti ragazzi. E le relative lettere d’accompagnamento. Che la vendetta di Montezuma (aka il cagotto perenne) perseguiti senza pietà l’inventore del formato europeo o come diavolo si chiama, quello per cui i cv oggi sono tutti standardizzati e per trovare un briciolo, un lume di personalità, lo devi cercare nella lettera d’accompagnamento. Se c’è. Sì, perché a volte nemmeno c’è e il cv ti arriva così, appeso al filo di un’email con una molletta da bucato, che basta un colpo di vento e flop: ed è subito cestino. Meditate.
E qui il consiglio è semplice. Le parole chiave sono due. (continua…)
Ebbene sì, vado in gita. Sì, una specie di gita. Dove io sono l’accompagnatore non protagonista, anche se già tutti mi chiamano “prof”. E a me piace un sacco perché al primo giorno di scuola lo si chiede al prof. più simpatico se ci porta in gita.
Per lavoro quindi me ne vado a Zurigo, martedì e mercoledì della prossima settimana. Con me ci saranno quattro blogge… quattro persone attive in rete (poi apriamo il dibattito su come definire chi usa un sacco di social network tra cui – anche – il blog), scelte per andare alla scoperta di Zurigo… in modalità lowcost.
Ci inventiamo un fine settimana dentro la settimana.
Abbiamo un budget limitato inferiore ai 200 € e cerchiamo di fare più cose interessanti e divertenti possibile. E scriviamo e scattiamo foto e insomma lo raccontiamo online qua e là. Ma poi anche altrove.
Con me ci saranno Roiability, Foxarts, Kika e Max. Alcuni li conosco, altri no, ma sono una signora squadra di curiosi versatili, di multiformi ingegni e di narratori multimediali. E giuro che lo direi anche se non li avessi scelti io personalmente.
Accettiamo e condividiamo, online come e dove più vi garba, suggerimenti, consigli, itinerari, ricette, segnalazioni e tutto quanto possa essere utile a noi che ci andiamo stavolta e a voi che ci andate la prossima volta.
Intanto su Zurigo ho già scoperto cose inimmaginabili, esempi sparsi:
- dicono che sia la città più vivibile del mondo
- dentro allo zoo ci sta un pezzo di Madagascar
- ha una sindachessa donna e gay.
- segue…
Domani sarò a Verona. Convegno di Osservatorio Wine dal titolo “Essere pmi e cantine 2.0″.
Sarà l’occasione per conoscere facce e volti della rete non ancora incrociati e per incontrare Gianluca di minimarketing, con cui invece ci si legge-scrive più o meno dai debutti dei rispettivi blog. (Sembra una vita fa e forse un po’ lo è. Ah un dì sbriglierò i ricordi per dirvi di quando qui online era tutto 1.0 o quasi…)
Sarà l’occasione per rivedere il Capitano Angela, conosciuta per caso proprio monitorando il web e con la quale poi sono nate collaborazioni (l’ultima per X1 Panel Challenge) e affinità.
Sarà l’occasione – why not? – anche per assaggiare qualche vino
Sul sito di Osservatoriowine e sul mio youtube (e su FB) trovate anche il mio videobox di presentazione, artigianalmente girato in famiglia.
Ma non sono così egocentrico dal postarlo (anche) qui no, no.
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Manco da Verona più o meno dai tempi degli scazzi tra Montecchi e Capuleti (era forse una gita delle medie?) e mi ci fermo fino a sabato: quindi accetto proposte su cose da fare, curiosare, comprare, assaggiare.
Come sapete non scrivo molto spesso del mio lavoro qui. A volte, faccio delle eccezioni.
Come sapete bene voi che mi conoscete online e offline, io da sempre pratico il fitness e appena posso frequento ambienti chic! Ebbene sì: la mia pancetta da bevitore sedentario e il mio guardaroba (a la page fino al 1989) non fanno testo. Parlo della mia vera e intima natura, non della maschera che indosso tutti i giorni.
Per questo domani con assoluta naturalezza mi dividerò tra l’inaugurazione di un villaggio fitness e un successivo party esclusivo con vips: domani sarà appunto la mia giornata Fit&Chic.
Quindi, non date retta a mia moglie, il cui stupore intitola questo post.
Ora però a nanna, ché proprio Lady Burp da un mese mi aveva fissato all’alba di domani il primo appuntamento della giornata: alle 7.10, col mio vertebrologo di fiducia.

Con Alice (anni 7) in queste ultime settimane ci siamo fatti ogni venerdì sera una sana overdose di Peter Pan. I cartoni Disney e non solo. Anche Hook e l’altro film. Più tutto un Edoardo Bennato d’annata
- “papi… ma ai grandi che hanno la malattia di Peter Pan, quella che restano bambini, gli rimane da bambino anche la voce?”
Io non stavo spiando no. Ero lì che mi facevo gli affari miei ma poi questi due signori, sulla panchina del parco Solari, hanno iniziato a parlare di un’azienda che “si apriva realmente alle istanze dei consumatori” e lì ho dovuto drizzare le antenne. Il discorso c’entrava col web e quindi la parola più ricorrente era – as usual – duepuntozzero. La novità è che stavolta non veniva pronunciata ad minchiam. Quando dicevano il nome dell’azienda, però, quei due abbassavano la voce.
La mia curiosità cresceva, le mie orecchie erano due antenne in pura fibrilla. Ma la mia presenza non li insospettiva abbastanza. In fondo ero solo uno che si leggeva la gazzetta dello sport in pausa pranzo, chemmenefregava a me delle strategie web di una grande azienda italiana. Infatti, appunto, chemmenefrega. Però bloggo, dunque eccoti servito lo scoop.
Stammi a sentire perché sta per accadere: (continua…)
Riceviamo una email e la mettiamo in scena in forma di dialogo.
Buongiorno Cristiano,
Salve…
sono Camilla, ho letto con interesse il vostro blog,
…vostro? ma dice a me?
e mi è piaciuto molto, complimenti!
grazie (questo deve essere il pcs: piccolo complimento sincero, dei manuali di mkt. Mhm, no è un pc e punto)
Vi scrivo perché vorrei proporvi una collaborazione.
Buona idea (mi guardo alle spalle, questo uso del voi un po’ mi inquieta…)
Io lavoro per un’agenzia web che si occupa di viral marketing: facciamo campagne di buzz marketing per monitorare e migliorare la brand awareness dei nostri clienti e promuovere in rete video virali.
Ok Camilla. Abbiamo alcune cose in comune. Dimmi.
Recentemente, cogliendo e interpretando le esigenze che i nostri clienti ci manifestano, stiamo pensando di implementare le nostre campagne con una attività più diretta sulla blogosfera. Ed è questo il motivo per cui vi scrivo.
Bene, questo mi piace: breve e dritto al punto. Dai dimmi.
Spesso le nostre campagne virali hanno come obiettivo quello di parlare in rete di un nuovo prodotto o servizio, piuttosto che di creare buzz intorno a un evento o iniziativa.
Perché, quindi, non coinvolgere alcuni blogger chiedendo loro di recensire un determinato prodotto o servizio?
Perché no? Mi pare una buona idea. Ci penso spesso anche io. Già: ma come farlo? (continua…)