Una mattina di dieci anni esatti mi ha chiamato Ernesto prestissimo al lavoro, per dirmi che Marco Pazzi se n’era andato.
Io Marco l’avevo conosciuto nel 1985 quando io ero un pischello e lui era già un trentenne con una Fender Stratocaster, dei figli e delle storie pese. Questa foto dovrebbe essere invece del 1974, di un suo viaggio in Marocco. Questa foto mi è sempre piaciuta un sacco. Ancora più dei suoi racconti di quel viaggio.
Non basterebbe un libro solo per raccontare quanto ci siamo divertiti suonando insieme, per una quindicina di anni. Né per dire quel che ho imparato e capito, della musica e non solo. Anche della Fender, dei figli e di tutto il resto.
Il giorno del suo funerale sono andato a comprare una manciata di plettri colorati. E glieli ho portati.
A Torino mi ci hanno portato un paio di fidanzate ai tempi dell’università. Nessuna era di Torino ma studiavano lì. A volte pensi che gli amori pendolari sono i migliori, soprattutto se hanno per teatro una città intera da scoprire. Così quegli amori sono finiti da diversi lustri, ma l’amore per Torino mi è rimasto. Un amore che – come tutti gli amori che vogliono durare – si alimenta di una continua curiosità e – come tutti gli amori sofferti – di una certa distanza. Ci sono tornato in poche occasioni (Fiera Libro, i Police allo stadio) e non ho mai più respirato la città come allora.
Ci tornerei invece di corsa questo weekend, per scoprire il Torino Jazz Festival, da oggi al 1 maggio (anche su Twitter e Facebook). Ho guardato il sito e il programma e ce n’è per tutti: per tutti i generi, per tutti i gusti, per tutte le contaminazioni, per tutte le occasioni. Non solo concerti quindi ma performance, mostre, cinema con un’interessante deriva Fringe, la sezione di confine, ispirata alla tradizione off dei grandi festival.
Cosa sceglierei? Beh non mi perderei senz’altro Carla Bley alla guida del Turin Project, Bollani con il Danish Trio (guest Peppe Servillo), andrei a salutare gli 80 anni di Ahmad Jamal e poi Chiara Civello &Fabrizio Bosso, Dado Moroni. Conoscendomi, credete forse che potrei resistere a Stefano Benni che riporta in scena Thelonious Monk? E se poi volessi muovere un po’ la gambetta e sentirmi qualche lustro di meno andrei a ballare: no, non pensate a Dimitri From Paris. Io andrei a ballare lo swing di Ray Gelato, giovane sì, ma matusa forever.
Grazie alla Provincia per lo spazio e il bell’articolo di Marta.
La foto di Tinez è doppiamente significativa perché, insieme a Matteo, ritrae anche Ellade Bandini, “professione batterista”, uno dei musicisti storici di Fabrizio de Andrè (e di tutta la musica italiana di qualità), con cui abbiamo l’onore e il piacere di suonare nel progetto “Terra in bocca”.
Sì, perché noi da 3-4 anni in questa stagione ci inventiamo un concerto per celebrare De Andrè. Siccome di far sempre lo stesso repertorio ci stufiamo, allora ogni anno, nuova formazione e nuovo repertorio. L’anno scorso fu l’idea di riproporre integralmente “Storia di un impiegato“. Quest’anno si è scelto un percorso dedicato alle figure femminili (da Franziska a Teresa, da Giovanna d’Arco a Le passanti, da Dolcenera a un’infante chiamata Maria, ecc.). Un percorso valorizzato anche dalla presenza di ben 4 ragazze sul palco: una al violino e tre alle voci.
Ok per non farla troppo lunga, segnatevi giovedì 16 febbraio. Noi vi aspettiamo a Spaziomusica, a Pavia. Si suona alle 22.30. Vi conviene prenotare, se siete comodi pure scrivendo a me.
Sì, perché sono un 2-3 anni che con Kika13 e Vanz si era iniziato a pensare a un Musicamp. E l’anno scorso, prima edizione, avevo un impegno (musicale e ben retribuito, leggi matrimonio) proprio quel giorno e non ci sono andato.
Ma quest’anno ci sarò, al Musicamp, sabato 10 settembre allo Spazio Aurora, a Rozzano.
A suonare, direte voi. No, cioè non proprio.
All’inizio si era pensato di portarci “live” uno dei progetti attivi qui da noi in provincia (Dylan, de Andrè, Zappa) o ancora meglio di presentare “Cinestesia il cinema muto suonato dal vivo“. Ma poi per vari motivi di impegni dei musicisti, non si è riusciti quagliare con una di queste band.
E allora che faccio?
Semplice: presento il Jazzàlogo, con l’accento sulla seconda a. “”20 discutibili regole sull’improvvisazione”. Un esperimento che mescola musica e scrittura breve, che è stato già pubblicato qui sul blog e snocciolato day by day su Twitter, prima dell’estate. Un lavoro che condensa qualche anno di musica suonata, ascoltata, letta, discussa, chiacchierata e ovviamente improvvisata.
Diciamo che da un lato mi incuriosiva molto presentare qualcosa che non fosse solo musica. E dall’altro mi seccava però, parlare e basta, senza suonare una sola nota.
Ma poi ho trovato la soluzione. Stay tuned. Vi aspetto sabato al Musicamp.
In diversi anni di musica (ascoltata, studiata, imparata, suonata, letta, improvvisata), ho avuto diversi maestri e ho messo la testa dentro diversi libri. Tutti mi hanno insegnato qualcosa (naturalmente molto di più i primi dei secondi). Ho sviluppato le mie sane antipatie verso gli eccessi di entrambe le parti: verso i maestri troppo gelosi della propria arte, verso i manuali troppo tecnici. In generale verso tutti quei soggetti, umani o cartacei, incapaci di comunicare – o di insegnare a comunicare – le emozioni.
Ho amato invece tutti coloro che – persone o libri o dischi – con me hanno sempre praticato la semplicità e l’emotività. Da loro ho sempre imparato, a volte a loro insaputa. Arrivato a questo punto, complice la scrittura, ho pensato di rielaborare e rimettere in circolo tutto quel che ho capito sulla (e dalla) musica jazz e in particolare sull’improvvisazione. Ho scelto di farlo in una nuova forma: quella forma minima che segna la scrittura creativa dei nostri tempi, quella di Twitter.
Il jazzalogo quindi è semplicemente questo: un mini manuale di personalissime regole su jazz e improvvisazione pubblicato su Twitter da oggi per i prossimi giorni, ogni mattina (hashtag #jazzalogo). Per comodità di consultazione, ogni giorno aggiornerò anche questo post. Ogni commento e suggerimento è benvenuto.
#1. Non esistono note sbagliate. Alcune note sono più giuste di altre. Evitale.
#2. Il circolo delle quinte è un club privato dove scambismo e sostituzioni son gioiosamente incoraggiati.
#3. Quando fai un assolo, li puoi portare lontano finché vuoi. Ma alla fine portali a casa.
#4. Quando fai un assolo stai raccontando una storia. Quelle raccontate troppo velocemente non si capiscono.
#5. Un assolo è come fare l’amore. Correre non serve. Serve arrivare felici al gran finale.
#6. Un pianoforte ha 88 tasti. Per essere creativo te ne basta 1 solo. Dinamiche e ritmo. Prova un assolo de uma nota so.
#7. Nella vita, accompagnare qualcuno significa rendergli le cose più facili. Anche nel jazz funziona così.
#8. Hai fatto un errore? No problem! Rifallo uguale al prossimo chorus. Diventerà parte della tua personalità.
#9. Scegli una nota, senza suonarla. Giraci attorno, falla aspettare. Quando la libererai sarà bellissima.
#10. Non pensare che conti chi canta. Conta chi fa cantare le note. Ascolta i cantanti: fai cantare il tuo strumento.
#11. Quando suoni chiudi gli occhi. Altrimenti non vedrai nulla. (Ok, ok, ora però riaprili e prenditi l’applauso).
#12. Tra il giro di do del pop e il turn around del jazz c’è solo un semitono di differenza. È proprio lì che si muove un mondo.
#13. Quando improvvisi, la tua frase migliore sarà sempre la prossima. Lei è già lì, nell’aria e aspetta solo te.
#14 Ogni canzone, anche se sembra rotonda, ha mille spigoli invisibili. Trovali. E poi suonali.
#15 Consola le dissonanze. Storpia le assonanze. Maschera le cadenze. Modula le movenze. Riempi le assenze.
#16 Mentre suoni, mentre improvvisi, non esiste pudore. La tua anima è più bella quando è nuda.
#17 Cuore e respiro: non avrai altro metronomo all’infuori di essi.
#18 Ascolta chi suona con te. E sarai ascoltato. Se non ascolti chi suona con te, beh figliolo, cambia mestiere.
#19 Lo spirito. È lui che sposta gli elettroni. Che sono la musica che fai e che ascolti.
#20 Tutte le regole sono fatte apposta per essere violate. Quindi ora butta alle ortiche questo jazzalogo e scrivi le tue regole.
Pensavo che:
1. ecco, ora siamo diventati un musical!
2. erano aaanni che non stavo su una locandina con l’ANPI.
3. sarebbe stato bello e utile suonare questa storia (di acqua pubblica contesa tra mafia e malaffare) dentro la campagna referendaria. Ma sarebbe stato tristissimo suonare senza un quorum. E invece ora si può festeggiare!
Vi aspettiamo. Seguite il profumo di salamella e gnocco fritto e ci vediamo lì.
Tutta la banda: Spazio Musica Ensemble, Sacher Quartet, & guests.
Da sinistra in alto: Paolo Terlingo (chitarra e voce), Ellade Bandini (batteria), Mariano Nocito (basso), Stefano Resca (batteria), Alberto Favale e Alfredo Turicci (cori), Marco Prestini (tastiere).
Da sinistra in basso: Cristiano Callegari (pianoforte), Matteo Callegari (voce solista e chitarra), Enrico Maria Papes (voce e djembè), Laura Marchesi e Giuliano Ferrari (cori).
Era qualche anno che non partecipavo a un battesimo e nel giro di pochi giorni, ben due. E in uno sono stato persino officiante.
No, scordati il prete e l’acquasanta. Sto parlando di battesimo del rock.
Martedì scorso abbiamo portato Alice al Forum per Jovanotti. “Papà, non è vero che è il mio primo concerto, il primo è quello della Mannoia con la nonna…” “tsk, tranquilla che a ‘sto giro non ti addormenterai”.
Incredula per il numero di gente, stupita da papà e mamma che urlano e ballano come due regazzini, assordata dalla musica, perplessa dall’acustica del Forum, travolta dall’energia del concerto, ammirata dalle scarpe coi brillantini di Lorenzo, complice dei cori, preoccupata per l’ora tarda. Difficilissimo tirarla giù dal letto il mattino dopo. Son cose. Son soddisfazioni. Son prime volte. Battesimi appunto.
Passiamo al battesimo n. 2. Sabato mattina, teatro Arlecchino di Voghera, esecuzione di “Terra in bocca” riservata alle scuole: qualche terza media e prime, seconde e terze superiori. Qualche centinaio di ragazzi, insomma, che – signora mia – chissà cosa pensano e chissà che musica ascoltano. Ho pensato che se avessi visto a 13 anni un concerto così pieno di roba non sarei potuto rimanere indifferente: una storia di miseria, sangue e vendetta, la questione dell’acqua, una musica strana, cantautorale, rock, prog, jazz (una via di mezzo tra Battisti, la PFM e Davis elettrico, per dire), le parti parlate, musicisti con le palle, tanta energia, impegno, qualità.
Un successone. L’applauso con standing ovation che questi ragazzini hanno fatto al maestro Ellade Bandini, un pezzo della storia della musica italiana, valeva davvero moltissimo.
Così uscendo dal teatro a riveder le stelle e incontrato ohibò il sole (che erano le 11.35 e non è consueto terminar concerti a certe ore), ho pensato che magari a quei giovani per lo shock sonoro gli si poteva persino fermare lo sviluppo. Ma solo per quell’ora speciale del concerto. Poi invece gli si sarebbe accelerato. O meglio, magari gli si sarebbe reindirizzato.
Ho pensato (anzi spero) che qualcuno di loro scelga (o venga scelto dal)la Musica. E che tra 10-15 anni mi dica: ehi vecchio, lo sai che io ho iniziato a suonare proprio a causa di quel concerto che avete fatto voi, quella mattina di maggio a Voghera?
Il concept “Storia di un impiegato” di Fabrizio de Andrè è già andato in scena nel gennaio scorso. Ora lo risuoniamo, tale e quale ma ovviamente molto meglio. Cambiano invece le “altre storie” del titolo. In scaletta a ‘sto giro anche A dumenega e Via del Campo.
Vi aspettiamo a SpazioMusica, mercoledì 11.
Sabato 14 maggio invece torniamo a proporre il concept “Terra in bocca”, il disco splendido e sfortunato che chiuse nel 1971 la carriera dei Giganti. Con noi altri sul palco del teatro Arlecchino di Voghera anche il “gigante” originale Enrico Maria Papes e il mitico Ellade Bandini.
Ingresso 10 miseri € per un concerto memorabbile, citato anche da (me su) Wikipedia.
Passate a sentirci. Passateparola.
- Papà quando mi insegni “Broken“? So già “Gli ostacoli del cuore” e anche cantare “Luce”, così saprò tre canzoni di Elisa, papà quando me la insegni?
- Eh ok dammi 10 minuti, prima la imparo io e poi te la insegno, ma ci hai pensato al concerto? Ci vuoi venire al concerto di Elisa al Teatro Fraschini, quello dove…
- …sì quello dove ho visto il tuo concerto quello che bla bla con lo zio su quella storia là della Sicilia, sì me l’hai già detto cinquecento volte.
- E ci vieni o no?
- Ma devo scegliere? Cioè se andiamo a vedere Elisa non andiamo poi a vedere anche Lorenzo Jovanotti?
- No, tranquilla. Se vuoi ti porto a tutti e due, ma mi devi promettere una cosa.
- Cosa?
- Che non ti addormenti, come all’ultimo concerto a cui sei andata con lo zio e la nonna.
- Ma papà, certo che non mi addormento: quella si chiamava Mannoia…