Fuoco amico tra i soldatini Airfix (dove stavo quando…)

Era tardo pomeriggio e me stavo in camera mia a giocare a soldatini. Non ricordo se fossero i Royal Commandos contro la Wermacht o un inedito incontro Afrika Korps contro Gurka, ma a un certo punto rattatarattat una raffica di mitra fatta con la bocca ha steso tutti ma tutti i nemici di fronte. E ha steso anche i commilitoni del mitragliante. Ho alzato gli occhi e il lampadario si muoveva. Ho sentito del trambusto e nel giro di 10 secondi eravamo tutti sul pianerottolo. Qualcuno già in strada.
Il giorno dopo ho capito.

5 Comments on “Fuoco amico tra i soldatini Airfix (dove stavo quando…)

  1. Il mio primo ricordo risale al terremoto dell’Irpinia, 1980. Avevo qualcosa più di tre anni. Mia mamma era in cinta di mio fratello. Non mi ricordo il tremore delle cose, ricordo di scendere di corsa le scale con mia mamma. Ricordo le macchine che scappavano, in particolare una due cavalli azzurra. Ricordo mio padre sbucare dalla porta dopo di noi, mia madre si preoccupava: era saltata la luce, era tornato indietro a afferrare una lampada tascabile. Ricordo che mio padre disse: andiamo a dormire in cantiere. E io volevo proprio andarci, ma poi siamo tornati a casa e mi è rimasta la voglia, di dormire in cantiere, sotto le stelle. Stavamo a Gravina di Puglia, noi. Pochi chilometri più a ovest la gente moriva.

    E tu Cristiano, vivevi in Friuli? Nel 79 noi stavamo a Trieste, quindi non molto lontano.

  2. No io mai mosso da Pavia. Mi ricordavo questa cosa dei soldatini. Di quello in Irpinia non credo di aver sentito scosse. Ma mi ricordo che l’Inter aveva perso con la Juve quel giorno lì.

  3. Come tardo pomeriggio zio? era sera, io ero nel letto dei miei con mia sorella più piccola a guardare la tele, ad un tratto il letto ha cominciato a ballare, mia mamma ha gridato “tutti fuori, c’è il terremoto” ma non si è girata indietro a vedere se la seguivamo (più del senso materno potè il panico). Scendendo le scale esterne vedevo e sentivo due abeti che dondolavamo e frusciavano, ma quello era niente: gli alberi si muovono anche al vento, quello che faceva impressione era il palo della luce che sembrava la lancetta di un metronomo, i pali della luce difficilmente li vedi muoversi!

    quando sono rientrata a casa la tv era ancora accesa, davano “il mistero delle dodici sedie”, scena? il terremoto ovviamente!

    il tutto l’ho vissuto a Padova.

    Sabrina

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