Mestiere di Babbo

La Viola che germoglia

Viola è cresciuta di un chilo e rotti in un mese, abbattendo tra gli applausi degli astanti e lo sguardo di sufficienza della bilancia, il muro dei 4,5 kg.

È ufficialmente capace di riso e sorriso. Muto per ora, ma significativo. La sua espressione più intensa resta comunque quella c.d. di “coma caseario”, l’aspetto da otre umano colmo e molle che assume dopo i suoi 130 cc di ogni pasto.

È capace di rutti dalla profondità ammirevole e soprattutto di improvvisi geyser lattei che possono raggiungere anche i 30-40 cm. E abbattersi per esempio sul telecomando della tv.

È talvolta angustiata da coliche addominali che minano la tranquillità delle sue viscere e la notturna verginità del nostro udito. La colica, come molti di voi già sanno, è intima espressione dell’incapacità neonatale di disfarsi in modo indolore del gas. Ella dunque soffre perché non in grado di svolgere adeguatamente proprio quell’operazione che in seguito ella dovrà esercitare con discrezione, pena il pubblico ludibrio olfattivo o acustico. Tuttavia ora è corretto plaudire a ogni suo peto, incoraggiando l’emissione del successivo con cori e danze propiziatorie.

È capace di urlare per un paio d’ore a squarcianotte. Si ferma solo per tirare il fiato, raccogliere energia, concentrarsi sull’obiettivo di devastare il silenzio. Poi riparte. Ricorda Verdun, il neonato bomba nipote di Malaussene.

La ragazza ha carattere, credetemi.
Questa ci ha sotto due palle così.

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