Mestiere di Babbo

Genova e il Festival della Scienza (before the deluge)

È impossibile oggi scrivere un post su Genova senza pensare a quello che è successo venerdì. Noi a Genova eravamo stati pochi giorni prima. E questo è il post che ha atteso 4 giorni per passare dal taccuino in cui è stato abbozzato, a questa forma. Lo posto ora nella sua integrità, tenendone fuori quel che abbiamo provato dopo: la nostra infinita tristezza e partecipazione.

Quando una mia antica collega di una grande agenzia di traditional PR mi ha invitato – in quanto babbo blogger – a Genova per il Festival della Scienza ho pensato tre cose:
1. che anche le agenzie di traditional PR si muovono sul digital
2. che l’invito era azzeccato e gradito
3. che sarebbe stata un’occasione per (ri)scoprire Genova e scoprire il Festival della Scienza.
Ed è andata esattamente così.

In una di quelle giornate di sole che, dato che ti trovi a Genova, sembra marzo e non novembre, ci siamo divisi la giornata tra microfilm in plastica idrosolubile, antichi calcoli sumeri, scrittura cuneiforme, topi privi di testa e moscerini dotati di ali vestigiali.

Sutter ci ha offerto la spiegazione e l’esperienza diretta di un detersivo superconcentrato (ilSalvambiente) ospitato dentro una pellicola di plastica idrosolubile, in sostanza una piccola sacca trasparente. Ci ha ricordato quanti milioni di flaconi di plastica (non idrosolubile) all’anno diventano rifiuti da smaltire. E quanto l’ambiente potrebbe giovarsi di una maggiore diffusione della plastica che si scioglie in acqua. C’erano, al nostro turno, una dozzina di bambini con occhi e orecchi ben incollati all’esperimento. Io personalmente ne ho capito di più di come funzionano i detersivi: l’esempio del verme con la testa idrofoba e la coda idrofila è stato illuminante.

I Sumeri ci hanno ricordato che con una manciata di argilla e un po’ di creatività, sono loro il popolo che ha inventato i calcoli. Già, i calcoli. L’incubo di milioni di studenti lungo tutta la storia dell’uomo, rivisti nella loro forma originaria e anti cerebrale di una cosa concreta che si faceva con le mani: tipo appunto, giocare col pongo. Comunque se ci ragionate, stare in una scuola sumera non doveva essere così semplice: provatevi voi a scrivere il vostro anno di nascita utilizzando palline o coni di argilla e un sistema di calcolo come il loro, in base 60. Che poi davanti all’argilla nelle mani dei bimbi e dei ragazzi sumeri (davanti ai coni più stinfi e bislacchi) ti vien da pensare che, chissà, in quelle scuole accanto a chi si distingueva per il cono più elegante e proporzionato ci sarà stato anche chi, stufo di coni e pallette, improvvisava altre forme argillose (una stella? un cammello?) e veniva bocciato in matematica e “retrocesso” alle scuole d’arte.

Perché nel menu ricchissimo del Festival della Scienza abbiamo scelto i Sumeri è presto spiegato: la coincidenza astrale volle che nostra figlia di quarta elementare stesse studiando i Sumeri proprio questa settimana. Quindi dopo un’ora di matematica sumera, anche per comodità logistica dato che tutta Sumeriland stava lì alla Commenda del Pre’, le abbiamo prescritto di passare nell’aula accanto. Dove iniziava un’ora di scrittura cuneiforme, appunto. Prima mate e poi italiano (sì sì, dopo viene la ricreazione, in trattoria, yum).
Ecco io durante l’ora di scrittura cuneiforme non ho trattenuto la battuta secondo cui tale scrittura immaginavo fosse nata a Cuneo. E la “maestra” mi ha espulso. Così sono finito dietro la lavagna: somaro in una scuola sumera.

L’ultima parte della nostra mezza giornata al Festival è stata dedicata al DNA, ma io stavo nella fase digestiva dello spaghetto alle vongole (ehi, a Genova zona porto ci sono ancora posti senza pretese dove mangi in 3 con 24€) e ammetto che pensavo al gene dell’obesità e non al colore degli occhi della drosophila.

In definitiva, tirando le somme abbiamo scoperto che il Festival della Scienza è un universo da scoprire. E ci torneremo sicuramente il prossimo anno, ben più organizzati: ci sono talmente tante cose che è difficile orientarsi e scegliere. Ringrazio in particolare Edoardo di FarmaciaSerraGe per le ottime dritte che mi ha dato via Twitter e mail.

Ero entusiasta e curioso dell’app dedicata al Festival, scaricata e installata il giorno prima. Poi effettivamente mentre cercavo di utilizzarla sul territorio c’era qualcosa che non andava e mi faceva pensare che non funzionasse proprio. Quando, in loco, i volontari del Festival mi hanno fatto notare che stavo cercando eventi del Festival 2010 ho capito: sull’app store c’erano due app e io, troppo velocemente, avevo scaricato quella sbagliata: quella con 7 recensioni. Ma ha senso, mi chiedo, e chiedo  agli organizzatori e ad Ariadne che l’ha sviluppata, mantenere online (anche) l’app dell’anno precedente? Se mi convincete che ha senso, mi do del pirla e siamo a posto così.

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