Quelli che vengono da lontano (a sentire noi)

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Venerdì notte, dopo il nostro concerto davanti al Teatro Fraschini, sarà stata mezzanotte passata.
Mi fermo a chiacchierare con Francesca e ci si avvicina un vecchietto che biascica qualcosa. Parla così male che proprio non capisco. Ha sottomano il libro “La mia prima volta con de Andrè”.

Ci spiega che sta cercando un taxi per andare in via Lebbroso, all’Hotel Cosengarten.
Lombroso e Rosengarden, ovviamente.
Gli diciamo che a piedi è lunga. Taxi non ce n’è. Gli dico: vabbè su, l’accompagno io, in auto sono tre minuti. [Intanto i miei strumenti erano ancora sul palco, ma vabbè, non c’era mica fretta].
Vado a prendere la macchina, lui sale, ci presentiamo e poi con un bellissimo accento napoletano mi fa.
“Che musicisti meravigliosi avete in questa città, ma lei li conosce quelli che hanno suonato all’inizio?”
Quindi capisco che non mi ha riconosciuto. Mi ripresento (“Ero il pianista”) e lui mi racconta la sua storia.
“Oggi mi sono alzato alle 5 del mattino e sono partito ma è lunga fin qui eh? Volevo vedere il concerto e anche la mostra. Sa, seguo de Andrè da 40 anni. Poi domani scendo a Genova, vedo un’altra mostra, poi faccio un salto a cimitero e infine me ne torno giù, a casa.”
Ecco, credo di aver conosciuto per caso, il nostro fan che veniva da più lontano.
Il signor Antonio, da Procida (Napoli).

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