Scritture miste, Varie/Eventuali

Adescamento urbano e vendetta in salsa western

Dove lavoro io, a Milano, sotto l’ufficio, in pieno giorno ci stanno le puttane. Però non è che sono di quelle che si vedono o che qualcuno te lo dice e così lo scopri da solo. Per me è stato qualche mese fa.

Esco per pranzo, costeggio il mercato e incrocio una signora rossa di capelli, sulla cinquantina, pienotta, non elegante ma ben curata, che finisce di mettere in auto le sporte della spesa.

- Andiamo? – mi fa.
- Eh… dove?

- A casa mia. A scopare.
Stop. Ora premete il tasto pause. Non avvezzo a simili avances, ancora ignaro della professione dell’interlocutrice, per una lunga frazione di secondo cerco di capire cosa sta accadendo e perché. Perché una donna mi chiede oggi e ora questa cosa qui? Che cos’ho oggi? La camicia dentro i pantaloni? Il profumo? La barba fatta? Ok, ora la frazione di secondo è andata e schiacciate il tasto pause proprio mentre lei aggiunge.
- Sono 40 euro.
Sorrido e abbozzo la prima scusa. La verità. Con gentilezza.
- No, grazie. È che sono uscito per pranzo e… vabbè niente… salve.
La oltrepasso cancellando mentalmente tutte le domande di prima e dandomi del pirla. I suoi occhi verdissimi mi seguono. E anche la sua voce.
- Facciamo 30, se vuoi…

Lì capisco che allora un po’ le piaccio, dai. Che non è solo una questione di soldi. Le faccio ciao con la mano. E me ne vo.


Apro una parentesi. Da allora ogni tanto in strada butto l’occhio al movimento. Saranno tre o quattro le matrone della zona. Tutte con l’aria della sciura sfatta e bruttozza che fa la spesa. Deve essere un genere che qui tira molto qui tra Centrale e Lima, Milano 2004.

L’altro giorno si sente un botto in strada. Qualcuno ha urtato un ragazzo in scooter. Tutti vanno alla finestra. Nulla di grave. Vedo il capannello magmatico. Il solito piccolo casino di queste occasioni. Tiralo su, lascialo lì, come sta, s’è sucess?, chiamo io chiamo tu? O mamma oh signur. Il solito casino finché non intervengono proprio due delle nostre prodi passeggiatrici diurne. Una blocca il traffico con mano sicura. L’altra si fa largo fino al ragazzo, lo valuta, lo rassicura e chiama l’ambulanza.

Se ne vanno poco dopo, all’arrivo dei vigili. Altro che poliziotto di quartiere, penso: queste qui sì che pattugliano il territorio. Magari da trent’anni. Avant e indrè, sul marciapè.

Ma torniamo alla rossa. Oggi. Scena identica alla prima volta. Il suo profilo si staglia una ventina di metri avanti a me, sul mio percorso. È appoggiata al muro, che fuma. Non ho ancora un piano ma so che stavolta non mi spiazzerai, beibi. Ormai ti conosco. Il sole a picco, nella polvere i miei passi verso di te. Parte la musica: Morricone, senza dubbio. Fisso l’orizzonte, ma sento il tuo sguardo che mi aspetta, la mano sul fianco. Sento che stai per fare la tua mossa. Sono pronto. Nel momento in cui mi punti e stai per aprire bocca, ti inquadro in uno sguardo d’acciaio e senza fermarmi sparo il mio piombo. Al cuore.
- Sei bellissima.
Spiazzata, rantoli qualcosa. Non riesci a replicare. Sorridi e forse perfino arrossisci.
Svolto l’angolo mentre la musica piano sfuma. Ripongo l’arma fumante. Ok, rossa, ora siamo uno pari.

SOUNDTRACK IMMAGINARIO: Roxanne in una scintillante versione a la Casadei.

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