Scritture miste

Il fatto è che io i maleducati li odio


Sono le 7.08 sul mio binario dei pendolari. C’è quasi fresco, il sole non ci bombarda ancora. Ho le cuffie e sento Elisa che canta una gran canzone: “Alleluja” di Leonard Cohen. Questo Lotus è un unplugged o qualcosa di simile: molto morbido. Ho il volume a 10 e sto benissimo. Il mondo rallenta. Sono quelle volte in cui con le cuffie ti sembra di stare dentro un videoclip, tanto la musica si intona al resto.
Tra i binari e la pensilina ci sono i papaveri. Ce n’è uno anche in mezzo, proprio tra i binari. Chissà quanti centimetri, quante ore mancano alla sua ghigliottina. Cazzuto di un seme che sei caduto lì, già condannato. Arriva il treno e chiudo gli occhi. Quando li riapro il papavero è salvo, tra un vagone e l’altro. Intanto Elisa mi accarezza. Parte il secondo pezzo. Che non è più acustico. Anzi, pompa. Intanto mi arrampico in treno e sono ancora un po’ stupidamente felice ché il papavero per ora si è salvato. Sento l’odore caldo e rancido del treno, vedo le solite facce tra l’annoiato e l’incazzoso. Sento il tuono del rullante nei timpani, sento la pennata secca della chitarra, il grido di Elisa. Non sento altro. Il treno parte. Mi paiono tutti più incazzati del solito, avranno digerito male. Guardo fuori e sento nelle orecchie il botto del basso profondo, sento nostalgia per quel papavero, sento tenerezza per il paesaggio, sento una mano sulla spalla e uno degli incazzosi che a gesti mi fa che devo abbassare il volume che sto rompendo i coglioni.
E il guaio è che ha ragione. E che sarebbe un casino ora raccontargli del papavero.

SOUNDTRACK: Elisa, Lotus.
PAPAVERO: Buba, un photoblog bellissimo.

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