pensieriIl deja vu del pomeriggio libero…

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Il deja vu del pomeriggio libero (Cara la mia suora)
Causa assemblea dei genitori all’asilo della creatura, ieri mi sono regalato un intero pomeriggio libero in cui ho:
– Pranzato con mamma ("mi scrivi un fax di protesta a Enel e una bella lettera a Federconsumatori?" Sì)
– Preso parte alla riunione. Ma secondo voi è normale che nel programma di bimbi di 5 anni ci sia un "corso di computer per imparare a conoscere (?) internet (?) e scambiare auguri e disegni a Natale coi bimbi dell’asilo gemellato in Brasile e dunque aggiungere un tassello al programma dell’anno Popoli del mondo"? O non era meglio un bel corso di teatro che era senza dubbio più divertente e giocoso e non escludeva i bimbi più piccoli, almeno i mezzani, i quattrenni. Che poi, cara la mia suora, se le serve un link per agganciare il programma dell’anno al corso di teatro, non dubiti cara la mia suora che glielo trovo io in men che non si dica. E poi se vogliamo scambiare auguri e disegni coi colleghi bimbi carioca, non è meglio che glieli facciamo spedire per posta così i disegi li toccano e li annusano e li appendono, invece di vederseli congelati dentro ai monitor, che di monitor ne vedranno, le assicuro, alla nausea appena usciti dall’asilo. E poi, cara la mia suora, dato che ci siamo, per quanto lei sia stata la mia prima educatrice e ora abbia fatto carriera e diriga con polso fin troppo saldo questo bell’asilo da cui le brave maestre fuggono (ne sa qualcosa lei?), io glielo garantisco, cara la mia suora che se si azzarda ancora a sproloquiare melliflua sull’importanza del ruolo dei genitori e sulla condivisione delle scelte e poi, malrazzolando, ci mette di fronte al fatto compiuto, segando d’autorità un corso che a noi e alle creature ci piaceva, io non ci metto ne uno né due, cara la mia suora, e vado immediato di rappresaglia e com’è vero lui io le taglio le gomme della tonaca, ci siamo intesi? Punto.
– Visitato famigliola di amici (ritrovato un leopardo plastico smarrito a Ustica, chiacchierato di bimbi arrivati, in arrivo, solo progettati, di genitori sfuggenti, cuochi idilliaci).
– Fatto la spesa in tutta lentezza alla Coop semivuota.
Giunto a casa alla solita ora, ma lavorata la mezza giornata ho persino avuto modo di vedere un film per intero con Lady Burp, senza assopirmi, né accusare solito dolori da troppo ufficio.

E il deja vu l’ho avuto verso mezzanotte. Vizioso in balcone, con una sigaretta in una mano e un’ampolla di similnutella solidale nell’altra (quella Coop, buonissima), meditavo sui miei ritmi e su quanto mi piaceva quell’altra vita che facevo fino a un anno fa (che si gloriava di ben due interi pomeriggi liberi a settimana) anelando e paventando l’avvento di questa nuova in cui i pomeriggi liberi sono estinti e lì muto e solingo all’aire mi chiedevo: vale la candela tutto ciò? Cui prodest? E soprattutto: brrr siamo a ottobre, è ancora il caso di uscire a pensare in balcone in mutande?

4 Comments on “pensieriIl deja vu del pomeriggio libero…

  1. Anche all’asilo delle mie creature avevano messo i piccì. Vecchi, scassi, riccicciati da qualche ufficio dove non servivano più a nulla (ma perchè darli ai propri figli ? se non gira niente, non gira niente). E un’ora si giocava sui piccì, e un’ora si faceva danza-terapia. Mio figlio ha un innato senso del ritmo, e si divertiva un mondo.

    Un giorno il piccì si rompe: “Senti, tu che lavori coi piccì, ce lo puoi aggiustare ?” “No, mi spiace, è proprio defunto”. Fondi della scuola ? Hahahahahaha !!! Altri catorci da riciclare ? Non si profilano all’orizzonte. Vada per un’altra ora di danza terapia. E mio figlio torna a casa danzando e cantando. Io, che lavoro coi piccì, torno a casa cieco, immusonito e abbrutito. Ma ho risparmiato mio figlio.

    Se

  2. Bello quando nei commenti ci sono cose più belle del post da cui nascono. Grazie Se.

  3. Troppo buono, ma grazie

    E curati il dito, che devi suonare

    Se

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