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Torino Jazz Festival: da andarci di corsa

A Torino mi ci hanno portato un paio di fidanzate ai tempi dell’università. Nessuna era di Torino ma studiavano lì. A volte pensi che gli amori pendolari sono i migliori, soprattutto se hanno per teatro una città intera da scoprire. Così quegli amori sono finiti da diversi lustri, ma l’amore per Torino mi è rimasto. Un amore che – come tutti gli amori che vogliono durare – si alimenta di una continua curiosità e – come tutti gli amori sofferti – di una certa distanza. Ci sono tornato in poche occasioni (Fiera Libro, i Police allo stadio) e non ho mai più respirato la città come allora.
Ci tornerei invece di corsa questo weekend, per scoprire il Torino Jazz Festival, da oggi al 1 maggio (anche su Twitter e Facebook). Ho guardato il sito e il programma e ce n’è per tutti: per tutti i generi, per tutti i gusti, per tutte le contaminazioni, per tutte le occasioni. Non solo concerti quindi ma performance, mostre, cinema con un’interessante deriva Fringe, la sezione di confine, ispirata alla tradizione off dei grandi festival.

Cosa sceglierei? Beh non mi perderei senz’altro Carla Bley alla guida del Turin Project, Bollani con il Danish Trio (guest Peppe Servillo), andrei a salutare gli 80 anni di Ahmad Jamal e poi Chiara Civello &Fabrizio Bosso, Dado Moroni. Conoscendomi, credete forse che potrei resistere a Stefano Benni che riporta in scena Thelonious Monk? E se poi volessi muovere un po’ la gambetta e sentirmi qualche lustro di meno andrei a ballare: no, non pensate a Dimitri From Paris. Io andrei a ballare lo swing di Ray Gelato, giovane sì, ma matusa forever.

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