si sbagliava da prof…

si sbagliava da professionisti
Procurato aborto per il jazz in città
Un pazzo o un genio aveva deciso di ospitare nel suo locale una serata settimanale di jazz in questo cimitero di nebbia che è Pavia. Dopo aver dichiarato di voler investire fino a maggio senza curarsi dei risultati (questo mi faceva propendere per il genio), dopo tre mesi di programmazione coi naturali alti e bassi in un locale che ovviamente conservava anche i suoi buttafuori microcefali all’ingresso, le feste latine e l’andrivai giovaniluversitario, non ha retto il banale pareggio dei conti nella sera in cui ospitava un nome che avrebbe dovuto garantirgli un pienone e lauti incassi. Da lì poi cose brutte e scazzi di litigi e mancati pagamenti, il tutto spruzzato di alcol, troppo.

Quanto a te, sprezzante sgarzola alla cassa che mi hai scucito 20 euri (che non stanno né il cielo né in terra ma soprattutto non stavano su nessuna locandina: imboscata!) e me li hai scuciti dicendo “è Paul Jeffrey, è negro, è americano viene una volta l’anno”, per stavolta – segnatelo –  ho deciso di lasciarti in vita. E non per quell’ippopotamo tatuato che mi soffiava sul collo mentre te la menavo sempre meno convinto che ero amico del tale e del tal’altro…
E comunque non era vero amore. Era una fecondazione artificiale, d’accordo. Solo che, porcomondo, coi tempi che corrono è così difficile ingravidare un locale con della musica sana e viva…




One Comment on “si sbagliava da prof…

  1. sono stato all’ex confluente domenica sera pe ril concerto jazz di un amico.
    ne sono uscito con un’impressione pessima: mi sembra che abbiano scelto il jazz perché il punk melodico emiliano mal si accompagnava con le ambizioni fighette del locale.
    male, molto male, auspico una scolta elettronica, più rozza dei chemical brothers.

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