Ci sono canzoni che ogni tanto ti si attaccano addosso e ti fanno una gran compagnia. Ho deciso che ogni tanto ne metto qualcuna qui.
Questa “Trem das onze” la trovate su Carioca di Stefano Bollani (toh, un’intervista). Ma i meno giovani la ricordano cantata anche dalla banda Arbore anni fa (Pascalino tu). E i meno meno giovani se la ricordano cantata da Riccardo Del Turco nel 1969.
Carioca lo trovate alla Feltrinelli (o dovunque credo) a meno di 10 € ed è, per rapporto qualità-prezzo, il miglior viaggio in Brasile che vi potete fare ora come ora su due piedi. C’è dentro il samba e c’è anche il choro, che è un suo zio e c’è anche la valsa che è una sua prozia o cugina insomma. Inciso in Brasile quasi due anni fa con una band mista di fior di indigeni e i due fiati dei Visionari, Nico Gori e Mirko Guerrini. Dentro il disco c’è Bollani che risplende come al solito, inventando e scomponendo, armonizzando secondo e contro natura con gusto e semplicità, giocando con tutto e rispettando tutto. E ogni tanto corre bendato a fari spenti sulla corda tesa e spara i fuochi d’artificio (Tico Tico).
Questa Trem das onze l’ha scritta un certo Adoniran Barbosa, all’anagrafe Joao Rubinato, brasiliano sì, ma di genitori veneti. Il problema del protagonista è che – in quanto figlio unico – c’ha la mamma a casa che lo aspetta insonne. Ergo: altro che baci e pomìci fino a mezzanotte, ti tocca il treno delle undici, avanti, saluta la fidanzatina.
Qui Bollani se la suona e se la canta, prima in portoghese e dopo il solo in italiano. Io gli credo quando dice che ha finito per suonare il piano, ma aspirava a fare il cantante. E – santuomo benedetto dagli dei – gli viene bene anche il canto puro, anche senza nessuna intenzione buffa o ironica.
Ecco tutta ‘sta spataffiata per dirvi che io di questa canzone qui, della sua allegria malinconica, del suo sapore, di ogni piccola invenzione armonica sempre diversa, io da una ventina di giorni non riesco a farne a meno.
Trem das onze
Não posso ficar nem mais um minuto com você
Sinto muito amor, mas não pode ser
Moro em Jaçanã
Se eu perder esse trem
Que sai agora às onze horas
Só amanhã de manhã
E além disso mulher, tem outra coisa
Minha mãe não dorme enquanto eu não chegar
Sou filho único
Tenho minha casa pra olhar
Sou filho único
Tenho minha casa pra olhar
PS: Siccome sono certo che dopo aver letto questo post, il cd ve lo comprate almeno in 5 o 6 – vero? – posso star sereno che la casa discografica ne sarà felice e dunque non mi chiederà di togliere la canzone dal blog. Augh, ho detto.