“Il soldato col braccio… infetto fino al soffitto”

Storia Nera di Nonna Nena
Il soldato col braccio… infetto fino al soffitto.
 
C’era la Prima Guerra Mondiale.
Qui era tutta Austria e si combatteva proprio su queste montagne. E i soldati feriti li portavano via dal fronte e venivano curati anche nelle case.
Qui dove siamo ora (il tinello di casa nuova) ai tempi della casa vecchia era la legnaia e al piano sopra c’era la ueuna (il solaio), dove c’era il fieno e i soldati venivano adagiati lì e curati dalle donne del posto.
Mia nonna Viola era molto brava e come tutte le donne di quei tempi sapeva fare un po’ di tutto, anche l’infermiera.
Viola Bertagnolli classe 1871, di sentimento austriaco.
Un giorno portano in casa un giovane soldato con una bruttissima ferita infetta al braccio. E col braccio gonfissimo. Così mi raccontò anni dopo la zia Gina, allora 15enne che dava una mano.
In casa in quei giorni c’era un sacco di grappa. L’esercito mandava in giro delle damigiane di grappa. E c’era anche un’epidemia di spagnola e si era sparsa la voce che se bevevi grappa non ti potevi prendere la spagnola.
Insomma, il braccio era gonfissimo e il dottore stesso disse che non c’era niente da fare e quel povero ragazzo poteva solo morire.
La Nonna Viola invece si era fissata che lo voleva salvare. Appena il dottore andò via, prese un coltellaccio grosso così e con l’aiuto delle altre donne che glielo tenevano fermo, incise il braccio del soldato. E il pus era talmente tanto che è schizzato fin sul soffitto. Lì proprio sopra quel mobile lì, care nipotine, per anni c’è stato un segno scuro che non era mai venuto vie del tutto.
Poi l’hanno disinfettato con la grappa e aveva la febbre altissima ma il giorno dopo la febbre era scesa e nel giro di pochi giorni non era più in pericolo di vita.”

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