UPDATE: il 25 aprile mi ha sballato i ritmi: ho fatto casino col trasloco dei nonni, con la caccia al tesoro nel bosco, col cinema del comune e alla fine mi son perso proprio il saggio.
Non mi ricordo più chi ultimamente mi chiedeva lumi su adattamenti per l’infanzia di storie mitologiche. O forse ero io che me lo chiedevo?
Questo libro, Storie della storia del mondo di Laura Orvieto l’ho scoperto per caso e comprato ad Alice il giorno in cui è nata Viola. Lo segnalo oggi dato che mi capita sempre più spesso di scoprire genitori che presto o tardi - prima o dopo Perrault, Grimm, Calvino - arrivano (tornano) al buon vecchio Omero.
Apprendo che Laura Orvieto ne ha scritti parecchi altri.
Anche se in italiano nessuno le ha ancora dedicato una voce su Wikipedia
Archiviato in: (Varie/Eventuali) di zio burp il 21 Aprile, 2008
Uscendo dal museo Leonardo da Vinci ero indeciso su quale fosse stata l’esperienza più significativa.
- Tornare con prole seienne in un luogo ove il mio babbo mi portava 30 e rotti anni fa.
- Scoprire che il museo non è proprio così vicino a dove lavoro e che era il caso di fidarsi più dell’ufficiale dove-siamo del sito web che del mio so-una-stradina-io.
- Visitare il sottomarino (mi raccomando: non il sommergibile) Enrico Toti, e scoprire che ha la mia età.
- Scoprire in bella mostra nelle teche dedicate a storia della musica e audio un deck tape TEAC del 1980 (tipo questa), che allora si chiamava “la piastra”, che fu il primo pezzo del mio stereo.
Mentre sparecchiavo, ho visto la luce. Colto da improvvisa proustiana madeleine ho chiesto a Lady Burp:
- Ti ricordi quella canzone? Quella che faceva “Am trukin cori corum core ukken”?? L’avevo su una cassetta fatta dallo zio Rosario con la scritta in dymo e la scritta era… era… era… Rockollection!!
L’ho trovato su youtube e lo sto cantando da un’ora. Fottendomene dello scioglilingua del testo originale e recuperando, direttamente dall’unico neurone che si è riacceso sparecchiando, esattamente il suono che capivo e cantavo allora: Am trukin cori corum core ukken, in luogo di Un truc qui m’colle encore au coeur et au corps.
E di fronte a Laurent Voulzy, questo ricciolino inguardabile con gli incisivi in libertà, di fronte all’idea che nel ‘77 proprio attraverso questo tormentone entrarono nella mia testa i primi germi del R&R, di fronte a tutto questo io dimentico il velo pietroso e il nano, dimentico il mutuo e il mal di schiena, dimentico per mezzora tutto e ballo da solo sul balcone, nudo ed unto d’olio.
E a questo punto bisogna assolutamente recuperare la versione live del 1994 di cui si parla qui. Ben 25′, in cui le canzoni “citate” coprono un altro ventennio di storia del rock.
Archiviato in: (Varie/Eventuali) di zio burp il 15 Aprile, 2008
Come si fa a far finta di nulla oggi? Stamattina pensavo che l’importante è la governabilità. Che non avranno più scuse e pesi, lavoreranno, mica possono fare il male del paese no? Possono fare peggio di quanto fecero? E di quanto fece il centrosinistra?
Poi ho visto mia madre di umore avvelenato - lei che per una vita ha votato il PRI - che guardando Alice ha detto qualcosa sulla futura riforma della scuola. Poi ho visto la faccia di Calderoli. E qualche prima pagina dei giornali. E tante facce dall’umore pesto in metro. Poi ho mandato un sms a Manu, per dirle “grazie di tutto, teniamo duro!” Poi penso a questa rivoluzione improvvisa di pochi partiti. E non riesco a considerarla una brutta notizia. Poi ho pensato all’estinzione (parlamentare) della sinistra. E non riesco a immaginarmi le facce dei tanti non-ex comunisti che conosco. Poi il lavoro è calato come un velo pietroso sulla mia giornata e sui miei pensieri. E forse meglio così.
Dopo la mia breve lezione al Master del Sole24, i ragazzi, divisi in gruppi, hanno messo in piedi 12 blog musicali dedicati a un’artista. Poi tra un mese decidiamo chi è stato più bravo. Qualcuno si sta impegnando di più, io li linko tutti. Voi che ne dite?
L’abbiamo rivisto al cinema e ce ne siamo di nuovo innamorati.
Nel film di Ocelot, quello dei due Kiriku per intenderci, per me tutto è capolavoro. La storia, i disegni, i silenzi, la musica, le due lingue dei bambini che si incrociano e si sovrappongono, senza bisogno di sottotitoli.
Qui potete dare un’occhiata e ascoltare la canzone di Souad Massi.
Questo è un estratto dalla nostra sonorizzazione di The Gold Rush, di Chaplin.
Quando li metto su youtube, abbondo in tag, ita-engl ma comunque mi chiedo: si coglie che CINESTESIA è un progetto completamente live di improvvisazione senza rete sui film? Lo so che voi lo sapete, lo so. Ma quelli che ci capitano per caso?
Mi metto a raccontare ad Alice che domenica ci sono le elezioni e cerco di spiegarle un po’ di cose.
Poi ho il deja vu e la conferma che questa cosa sia già accaduta, esattamente due anni or sono.
Che anche a questo evidentemente mi servirà il blog, diventando vecchio. A tener traccia di quanto accaduto.
Ovviamente quando le ricordo la mia croce sull’albero, il suo neurone riallaccia tutto magistralmente: “Sì sì papi, mi ricordo, allora anche quest’anno scegli l’albero?”
- Sì… cioè no… perché ahem… vedi non c’è più quell’albero, è diventato un’altra cosa.
- Sì? E che cosa?
(cristosanto possibile che non so cosa c’è disegnato sul simbolo che voterò? mica posso dirle che ci sono due lettere. Controllo online, poi rispondo.)
- Ci sono lettere e parole coi colori della bandiera italiana e lì in mezzo al posto dell’albero ci sono (sic) delle foglioline piccine.
- Piccine? Strano. Però magari è l’albero di prima che è diventato disegnato più piccolo…
- …
- Ma magari se non c’è più quell’albero lì allora papi possiamo mettere la croce su qualche altro disegno ce ne sarà uno di un colore che mi piace cioè-tipo-peresempio il rosa?