Varie/Eventuali

Non ho (più) l’età

Che non ho più l’età è chiaro. L’età per cosa, ancora non si capisce esattamente.
Forse per sfrecciare in monopattino per le vie della metropoli?
Forse per uscire la sera a suonare? E sciropparmi il carico e scarico del piano elettrico che a inizio serata pesa kg 21,5 e alla fine magicamente pesa 51,2?

Deve essere stata una di queste due giovanilissime – ma deliziose – attività a stroncarmi un gomito la settimana di pasqua. Si è gonfiato come un meloncino e pungeva come un porcospino.

Ora migliora. E soprattutto il doc dice che non c’è nulla di rotto, né tendini sfilacciati o laceri. Solo una signora infiammazione, insomma. Mrs Infiammation.
Oggi è il primo giorno in cui digito con entrambe le mani. Per un webgrafomane come me, restare giorni con un arto bloccato è una pena non indifferente. Avete idea di come sia digitare solo con la sinistra? (Che per altro di quella mano vi siete rotti 3 dita nel ’91 e anche lì avevate deciso che non avevate più l’età per giocare a calcio di notte nei parcheggi ghiacciati, specie se brilli, ricordi zio?).

In ogni caso non facciamola tanto lunga. Ancora un paio di giorni e tutto ritornerà come prima, vero amico gomito destro?

Sappiate che: se volete mie news siete autorizzati a telefonarmi più che a scrivermi, dato che sono lento nelle risposte.

E che se mi scrivete una mail, preferisco che precompiliate da voi anche le risposte.
Esempi:

1. Ciao Zio, come stai?

a) ho visto giorni migliori
b) gomito a gomito col gonfiore
c) fatti i cazzi tui

2. Ciao Zio sono confermati i tuoi concerti di maggio?

a) certo, senza se e senza ma
b) appena mi restituiscono il gomito te lo dico
c) m’aggio rotto o cazz, guagliò, smamma

Leggere/Scrivere | Mestiere di Babbo

10 libri per lei. Posson bastare?

Ho fatto un patto con la primogenita. Non c’era un piano preciso, mi è uscita così, in un momento in cui era partito il ritornello del me-lo-compri-dai-papà-dai.

Ecco cosa mi è uscito: “Ok Alice, facciamo così: ogni 10 libri che ti leggi, ti regalo un gioco del Nintendo.”

Alice è molto sveglia, curiosa e legge volentieri. E le piace anche il Nintendo, che usa senza eccessi. Alice ogni tanto si lamenta che le regalo sempre libri (papà ma lo sai che esistono anche i giochi sì?), però poi se li legge e si diverte.

E poi pensavo: gente, 10 libri non sono pochi. Dieci libri sono dieci libri. E a 9 anni, non parlo di libri illustrati, parlo di romanzi o raccolte di storie, ma comunque libri.

Poi ovviamente ne è nato anche un mercato di trattative:
- “papà ma un libro riletto vale?”  Io direi di no, sennò questa mi frega.
- “papà ma un libro come Harry Potter vale doppio?” Mmm forse questo potrei concederglielo.

E comunque un po’ mi devo fidare. Voglio dire, non la posso mica interrogare dopo ogni libro per vedere se l’ha letto davvero no?

O dite che dovrei?

Ne parliamo quando torno. Ora vado in III B a leggere “Testa di bufala”.

Scritture miste

Le biciclette innamorate


Tutte le mattine io la lego.

La lego al palo, la mia bici nera scassona e cigolante. La lego al palo all’angolo che c’è tra l’edicola e la stazione. Dall’altro lato dell’angolo, legata allo stesso palo c’è un’altra bici, un po’ meno scassona e blu.

Alla sera quando arrivo l’altra bici è ancora lì. Certe volte al mattino presto arrivo prima io, altre volta la trovo già lì.

Non so di chi sia, quella bici gemellata alla mia dal destino.

Ora, se questa fosse la trama di una commedia romantica, i due ciclisti pendolari un giorno per caso si incontrerebbero. Magari incrocerebbero gli sguardi proprio mentre stanno chinati con la catena in mano sulla ruota posteriore. Lei avrebbe i capelli ricci e le guance rosse per il freddo. Lui arrossirebbe un po’ nel suo cappotto troppo largo. Poi forse prenderebbe l’iniziativa. “Le posso offrire un caffè signorina?” Continua a leggere…

Varie/Eventuali

Signori, si cambia.

 

Ecco, dicevamo. Oggi è stato il mio ultimo giorno in Ambito5. Dopo 4 anni belli e intensi.
Quello che vedete è il santino, sì proprio l’immaginetta, che i colleghi hanno messo accanto agli schermi per ricordarmi. Non ho mai fatto quella faccia in 4 anni, ma quella cosa l’ho ripetuta in mille salse tutti i santi giorni.

I ragazzi mi hanno fatto pure un regalo. Sì, un bellissimo regalo.

Quando sono entrato qui non avevo ancora 40 anni, avevo una figlia sola, non avevo i peli bianchi nella barba, i blogger erano così giovani che ancora portavano le braghe corte e la blogosfera qui intorno era quasi tutta campagna.
Ora al suo posto c’è il web2.0, che ben presto è diventato una, cento, mille città. Si sono moltiplicati gli utenti, i servizi, i social cosi, le aziende, le agenzie.
Lascio un’agenzia solida, in vertiginosa crescita, con una guida sicura, persone di qualità in tutti i ruoli e un ambiente decisamente invidiabile. Lascio colleghi con cui ho condiviso gioie e dolori, oneri e onori, rigori e sudori, cappucci e brioches. Lascio persone da cui ho imparato (parecchio) e persone a cui ho insegnato (tutto quel che loro son riusciti a rubarmi stando attenti). Lascio una divisione social che conta ormai ben 7 unità. Tanto non ci si perde mica di vista no?

Ho riletto i due post che scrissi 4 anni fa, all’ultimo cambio di impiego. Quello dell’ultimo giorno di lavoro e quello di qualche giorno dopo quando ti parte lo stream of consciousness e ne esce un post sgrammaticato ma molto sentito (e dentro il quale quel telefono che suona è proprio quello che mi avrebbe portato questo lavoro qui).

Poi, sempre in treno, perché è sul treno che ci pensi, ho realizzato un’altra cosa. Che nelle due ultime occasioni in cui ho cambiato lavoro, ebbene entrambe le volte mi sono anche riprodotto. Che Alice e Viola hanno 9 e 3 anni, l’età dei miei grandi cambiamenti.
Forse è per quello che questa primavera mi sono fatto contagiare dall’orto sul balcone.
Che era tempo di semine.
E stavolta – almeno per ora – ho seminato lì.

Leggere/Scrivere | Mestiere di Babbo

Bologna Book Fair: un bastimento carico di

 

Come ogni anno, dal Bologna Children’s Book Fair torno stanco morto, pieno di curiosità e di titoli, di facce e di disegni, illustrazioni dai 5 continenti, e mi trascino due borse piene di depliantes, cataloghi, segnalibri, e ovviamente una manciata di libri. Ecco cosa appesantisce le mie borse quest’anno:

- l’ultimo numero di Andersen (fui abbonato. Mi riabbono?)

- cataloghi vari tra cui: L’orecchio acerbo, Il Castoro, ZooLibri e  ”Gli anni in tasca”, nuova collana ragazzi dei Topipittori

- “Un altro me“, di Bernard Friot, il più fulminante (e kattivo)  scrittore per ragazzi che conosciuto ultimamente. Imperdibili “La mia famiglia e altri disastri” e “Il mio mondo a testa in giù”. Sono destinati a ragazzi pre-adolescenti ma Alice se li è bevuti l’estate scorsa a 8 anni in due soli pomeriggi, divertendosi come una pazza

- “Tralestelle Trallallà“, libro con cd della collana Nidi, della Sinnos. Perché Anna mi ha detto che sono bravi.

- calendario interculturale 2011 Sinnos.

- “Maestra Piccola“, di Cristina Petit. Perché Clara mi ha detto che il suo è un blog bellissimo. Ed è dai tempi di laprofe.it che non leggo una maestra

- Rivista “Hamelin n. 27, Storia e storie”, acquistata – confesso – solo per avere in omaggio…

- “I libri per ragazzi che hanno fatto l’Italia“, a cura di Hamelin. E’ il corposo catalogo dell’omonima mostra (che non vedrò). Somiglia come idea a “1001 libri da leggere prima di diventare grandi“. Preziosissimo.

- “Guida ai film per ragazzi”, il Castoro. Da qualche mese ero tentato, qui era scontato e l’ho acquistato, mica avrò sbagliato? Aggiungere a piacere altre rime in -ato.

- “Ricette per racconti a testa in giù“, di Bernard Friot, v. sopra

- Sgabello e tavolino di cartone (cartone pressato, anzi pressatissimo!) dei tedeschi della Werkhaus, il cui stand era come al solito coloratissimo.

Varie/Eventuali

Sguardi, leggerezza, futuro

Qui mediamente ogni 4 anni si cambia lavoro. (E di solito se ne approfitta per cambiare il template del blog… ma su questo ancora non abbiamo certezze). Comunque scadono ad aprile: è ora.

Quindi un mese fa è capitato di fare una scelta. Una scelta importante, come potete immaginare, e come sempre dopo una grande scelta, ci si sente più leggeri. Così quando Giuliana mi ha mandato un link a un suo post intitolato “Il ghigno del dimissionario”, il primo pensiero è stato che l’avesse scritto per me. (Eh la peppa, addirittura? Sì, il mio ego ultimamente sbrodola fuori controllo e la mia eccessiva autostima mi fa a tratti sembrare uno stronzo).

In realtà il post di Mamma in corriera era del 2007, ispirato da qualche collega dimissionario del suo impiego di allora. L’ho letto attentamente e l’ho fatto leggere alle persone che si trovavano nella stessa situazione: essere dimissionari. E insieme abbiamo capito alcune cose. E ne abbiamo fatto tesoro.

Ne cito solo un paio di passaggi: “Però sono belli da vedere, i dimissionari. Hanno un rictus sulla faccia che non è un sorriso ma di più. Danzano per i corridoi con una serenità del tutto nuova, per loro e per chi li conosce da anni. Il meglio di sé uno non lo dà quando arriva in azienda, lo dà quando se ne va. È solo allora che non ha più niente da perdere e quindi, fatalmente, inizia a vincere su tutti i fronti. Ci metterei la firma per lavorare sempre con almeno un dimissionario in un ruolo chiave del team“. Continua a leggere…

Mestiere di Babbo

Amen per il basilico – W il rapanello – Dubbio santoreggia

I'm in love with rapanelli

Ma l’orto sul balcone come va? Eh già, allora, cominciamo subito dalle bad news. L’unica vera sconfitta finora è stato il basilico. Ne avevo presa una piantina e non ha resistito al freddo. Ho cercato di rianimarla ma senza profitto. Amen. Ci riproviamo quando la primavera arriva per davvero.

Crescono belle sane anche le altre piantine acquistate già in vaso: menta, rosmarino, lavanda e origano.

Invece grandissima soddisfazione dai rapanelli. 25 piantine sanissime, alcune già date in adozione ai parenti. Mi vogliono così bene che germogliano foglie a forma di cuore. D’altra parte sono o no il loro babbo, nonché creatore.

Tra le altre semine: ottime le bietole da taglio, ha fatto capolino la maggiorana, sono sbucate abbondantemente le dalie. Nessuna notizia da melissa e salvia.

Ieri è nata la prima santoreggia. Un’erba aromatica, il cui profumo – mi aguro – non abbia nulla a che fare con ciò con cui fa rima.

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Francesca e l’adv che non era adv

Internazionale, se mi capita sotto mano, lo sfoglio sempre volentieri. E poi in ufficio c’è Francesca che lo compra e ogni tanto passo dalla sua scrivania e “già letto? posso?”.

Così me lo ritrovo tra le mani in treno. E prima di sfogliarlo, noto sulla quarta di copertina una pubblicità bella e geniale. Un’associazione per la cooperazione internazionale, titolo e immagine ben impaginati e poi la sorpresa: una lettera, scritta con un font tipo calligrafia, una lettera scritta come a mano sopra tutta la pagina, un po’ disordinatamente, anche di traverso. E mica si capivano tutte le parole, no. Ma molte sì. E ti veniva la voglia di sapere tutta la storia… Magari sul prossimo numero c’è il seguito.

Rivolgo un pensiero di ringraziamento ai bravi creativi e apro Internazionale.

A metà giornale trovo il seguito della lettera. Di traverso su un’altra pagina pubblicitaria. E poi alla pagina seguente, tra gli spazi bianchi di un articolo.

 

Qualcosa non quadra. Mi sento vagamente pirla.

 

Il giorno dopo Francesca mi spiega: è lei che ha scritto sul magazine la minuta di una lettera. Per un amico, che sta in carcere, ecco.  Francesca sorride. Ritiro il pensiero di ringraziamento ai bravi creativi. Era una buona idea. Qualcuno l’avrà anche già avuta.

 

Mestiere di Babbo

La mia non-ricetta: granulosa di gambi di carciofo

Ora, intendiamoci. Mai stato un drago ai fornelli. Nessuna fantasia di improvvisarsi foodblogger, appunto, e fare come quelli bravi. Solo curiosità. Chi non ci prova non sbaglia mai. Io sbaglio.

Per una serie di motivi che ho già raccontato qui, sto diventando un po’ green.
Prima i fatti: mangio pochissima carne, compro parecchia verdura (pure troppa, dicono, mia figlia mi teme), azzardo minestre, imbastisco insalate, differenzio i rifiuti, cerco di non sprecare cibo, semino i rapanelli sul balcone (e coltivo un sogno perverso di compostiera solo per l’ebbrezza di veder rinascere il letame e poi i fior).
Poi le persone: seguo l’impresa a basso impatto di Kika13, leggo le idee di Tatiana e da un mesetto divido la scrivania con Labna, foodblogger di quelle brave.
Infine i libri: mi regalo il libro di Lisa Casali sulla Cucina a impatto (quasi) zero.

Insomma un giorno decido di provarci. Obiettivo: una vellutata di gambi di carciofo. La cucino gioiosamente, me la tiro un po’ su Twitter, poi il giorno dopo l’assaggio. Cazzo. Dove ho sbagliato? E’ vellutata quanto un cortile coperto di ghiaia. Ed è amarissima. Ai limiti dell’immangiabile. Ovviamente, a tavola la trangugio diligentemente lanciando gridolini di apprezzamento all’amarezza totale del carciofo. La sera dopo mi concedo perfino il bis.

Poi rifletto. Sulla ricetta. Che quella di Lisa pareva perfetta. Cosa diavolo ho cambiato? Ebbene ecco la mia non-ricetta.

Vellutata di gambi di carciofo.
Ribattezzata
“Granulosa amarissima di gambi di carciofo”.

- Se nel libro leggete 10 gambi, due bicchieri di brodo e voi avete 4 gambi… beh fate una proporzione del brodo.

- Se hai aggiustato a modo tuo i tempi di cottura poi non potrai pretendere di riuscire a frullare tutto in modo omogeneo e vellutato. Da cui il nome Granulosa.

- Se nella ricetta, insieme a carote e cipolla, c’era anche il sedano, un motivo ci sarà stato.

- Se nella ricetta ci stava scritto 10 minuti di pentola a vapore a partire dal fischio, poi frullare e poi altri 5 a fuoco basso, perché non le avete dato retta? Perché ho la pentola a pressione rotta e ho fatto un po’ a spanne, ecco.

- Ma soprattutto: se nella ricetta si parla solo di gambi voi perché cavolo ci avete messo quelle 4 foglie esterne e così tragicamente amare.

Non tutti i gambi vengono per cuocere, d’altra parte, che sono buonissimi anche crudi. Comunque statene certi: ci riproverò.

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Pubblicità: saturazione e smaronamento

La pubblicità ormai ci segue ovunque, hanno messo schermi dappertutto, non c’è mai silenzio manco a pagarlo.

Sì, lo so che non è una notizia. Ma secondo me voi che comprate gli spazi per le campagne dovreste ragionarci su. Il rischio saturazione è altissimo ormai. Che poi dipende anche da dove li mettete ‘sti video. Ebbene, le stazioni non sono solo il luogo dove passeggeri sereni e ricettivi aspettano treni comodi e puntuali per fare meravigliose vacanze.

No, le stazioni sono altro.

Per milioni di pendolari le stazioni sono regolarmente altro.

Per dire, l’ultima volta che ho sentito quell’allegra canzoncina che accompagna un’automobilina ero a casa mia tranquillo e al calduccio. Già, ma le volte precedenti dov’ero? L’ho realizzato subito, non appena è partita. Sì, perché alle prime note il viso mi si è contorto, ho sentito chiaramente il freddo delle 7 del mattino, ho assunto lo sguardo cattivo da “non avrò pietà: devo conquistare un posto a sedere sul regionale”, ho affilato i gomiti sperando di imbroccare il vagone riscaldato (ma non quello a microonde) e di poter distendere i piedi una volta seduto. Insomma mi sono rapidamente trasformato nel me stesso delle 7 del mattino.

E naturalmente  hanno iniziato irrimediabilmente a girarmi i maroni.